Battisti resta in cella, respinta la richiesta dei domiciliari

L'arrivo a Ciampino del terrorista Cesare Battisti scortato dalla Polizia.
L'arrivo a Ciampino del terrorista Cesare Battisti scortato dalla Polizia. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Non tornerà a casa dai parenti, ma continuerà a scontare i suoi ergastoli nel carcere di Oristano. Il Tribunale di sorveglianza di Cagliari ha respinto la richiesta per la detenzione domiciliare avanzata da Cesare Battisti qualche giorno fa attraverso il suo legale.

“Il rischio contagio debba ritenersi da escludere”, spiegano le motivazioni depositate in cancelleria dal giudice Maria Cristina Lampis che hanno lasciato in cella Battisti. E questo anche “in considerazione dell’assenza di contagi all’interno dell’Istituto e delle misure, articolate e puntuali, disposte dall’Area sanitaria di concerto con la Direzione per gestire l’emergenza sanitaria” nel carcere di Oristano.

Dunque “non sussiste il presupposto dell’urgenza che consente di derogare alla regola sulla competenza alla concessione del beneficio richiesto”.

A un anno e mezzo dalla sua cattura, l’ex superlatitante dei ‘Proletari Armati Comunisti’ aveva chiesto la misura alternativa per scongiurare l’infezione da coronavirus. Il suo nome si era aggiunto tra le polemiche alla lista di detenuti ‘eccellenti’, la maggior parte per reati di mafia, che avevano fatto lo stesso tipo di richiesta. Ma anche in questo caso i magistrati hanno bocciato l’istanza.

“Sono vecchio e malato, qui in carcere ho paura di essere infettato”, aveva detto qualche settimana fa l’ex terrorista rosso al suo avvocato, Davide Steccanella. Quattro omicidi e una vita caratterizzata da mille peripezie, evasioni, colpi di scena, Battisti resta dunque ristretto nel carcere sardo di alta sicurezza, dove si trova dal gennaio 2019.

“Battisti rientra nella categoria degli over 65, è affetto da epatite B ed ha un’infezione al polmone (è scritto nell’atto pubblico dell’istanza), che lo mettono a rischio per la sua situazione carceraria”, aveva spiegato il suo legale Steccanella riferendo che l’auspicio del suo assistito, originario di Cisterna di Latina, era di poter essere trasferito agli arresti domiciliari dai suoi parenti nel Lazio.