Allarme negli Usa, “sono 23 milioni i veri contagi”

Una coppia con mascherine visita il Distretto degli Artisti a Los Angeles.
Una coppia con mascherine visita il quartiere degli Artisti a Los Angeles. (ANSA/EPA/ETIENNE LAURENT)

WASHINGTON.  – “I decessi per il coronavirus sono in calo. Il tasso di mortalità è uno dei più bassi al mondo. La nostra  economia sta ripartendo e NON sarà chiusa di nuovo”: il tweet di Donald Trump suona come un monito a quegli stati Usa che, travolti da un’ondata di contagi, cominciano a frenare sul ritorno alla normalitá.

Ma é un monito anche alle autoritá sanitarie che adesso vengono allo scoperto e rivelano quella che potrebbe essere la drammatica realtá: almeno 23 milioni di persone contagiate in America, dieci volte di piú di quanto finora non indichino le cifre ufficiali.

E sí, perché “per ogni caso di coronavirus accertato ci sarebbero almeno altre dieci persone infette”, e’ l’allarme lanciato da Robert Redfiled, direttore del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), la massima autoritá federale in materia di salute pubblica. “Questa é la nostra migliore stima”, ha ammesso, spiegando come si ottenga basandosi sui campioni di sangue raccolti a livello nazionale, campioni che rivelano la presenza di anticorpi.

Altro, dunque, che i troppi test che farebbero lievitare il numero ufficiale dei casi negli Usa, come sostenuto dal presidente americano. Anzi, Anthony Fauci, il massimo esperto ingaggiato dalla Casa Bianca per fronteggiare da un punto di vista medico la pandemia, ha nelle ultime ore ammesso che sul fronte della strategia “qualcosa non sta funzionando”.

Del resto nella giornata di giovedí ufficialmente i nuovi casi sono stati 400 mila e le vittime 2.500: troppo. Cosí Fauci ha spiegato come si stia valutando un nuovo approccio, quello dei “pool testing”: fare i test su piú persone contemporaneamente, su interi gruppi, per individuare piú rapidamente i casi di contagio e isolarli in maniera piú immediata ed efficace.

Su questo starebbe quindi lavorando la task force guidata dal vicepresidente Mike Pence tornata a incontrare la stampa dopo due mesi.

Intanto dalla Casa Bianca parte una nuova offensiva contro l’Obamacare, l’invisa riforma sanitaria di Barack Obama, con l’amministrazione Trump che ha chiesto alla Corte Suprema americana di cancellarla. Una mossa per tentare di rivitalizzare la base del presidente e rimettere al centro della campagna per la sua rielezione un vecchio cavallo di battaglia. Ma, accusano i democratici, abolire l’Obamacare ora vorrebbe dire togliere l’assicurazione sanitaria a milioni di americani in piena pandemia, “un disastro”.

“Smantellare la riforma peggiorerebbe una risposta al coronavirus giá inadeguata”, ha affermato Joe Biden, accusando il tycoon di aver fallito nel proteggere gli americani dal virus e di voler ora togliere la copertura sanitaria a milioni di famiglie. “Sarebbe un atto di incomprensibile crudelta’”, ha rincarato la dose la speaker della Camera Nancy Pelosi. Ma secondo il Dipartimento di giustizia, guidato dal fedelissimo di Trump William Barr, la riforma sanitaria di Obama non è valida ed e’ incostituzionale.

La situazione nel frattempo si fa sempre piú grave soprattutto in Florida e in Texas, dove é scattato l’ordine di chiusura di tutti i bar, ma non dei ristoranti e di altri luoghi pubblici. Difficile dire se basterá a frenare una diffusione del contagio da record che ha fatto registrare un boom di 9.000 nuovi casi in Florida in un solo giorno e oltre 16 mila casi in tre giorni in Texas.

Per non parlare della California, dove nonostante tutto si valuta se riaprire le scuole. Piú tranquilla invece la situazione nell’ex epicentro di New York dove si pensa di passare alla “fase 3” il prossimo 6 luglio.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)