Decreto semplificazioni: Mattarella firma il testo, ma scrive lettera con rilievi

In una foto d'archivio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo studio.
In una foto d'archivio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo studio. (Paolo Giandotti/Ufficio Stampa Quirinale)

ROMA. – “Ho proceduto alla promulgazione soprattutto in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale”. Si chiude con questa secca precisazione una lettera inviata da Sergio Mattarella ai presidenti di Camera e Senato, nonché al presidente del Consiglio, per spiegare come il dl semplificazioni sia passato al vaglio del Quirinale per il rotto della cuffia.

Il presidente della Repubblica da tempo aveva segnalato il problema di provvedimenti d’urgenza – in questo caso il decreto semplificazioni – che diventano impropriamente contenitori di norme eterogenee spesso buttate dentro all’ultimo minuto.

E per far comprendere quanto il problema sia serio cita una sentenza della Corte costituzionale che richiama i principi della legge n. 400 del 1988 che annovera tra i requisiti dei decreti legge “l’omogeneità di contenuto”.

Questa volta – ma non è la prima – il vulnus che ha spinto il capo dello Stato a prendere carta e penna è stato determinato dall’inserimento ingiustificato nel decreto di quindici articoli del Codice della strada, che, si sottolinea nella lettera, “non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento”.

Per questo Mattarella ha deciso di coinvolgere sia il Parlamento che il Governo affinché da oggi in poi prestino maggiore attenzione. Il presidente ha infatti invitato il governo “a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza”.

Ai presidenti delle Camere chiede invece di rappresentare “al Parlamento l’esigenza di operare in modo che l’attività emendativa si svolga in piena coerenza con i limiti di contenuto derivanti dal dettato costituzionale”.

In sostanza ha vinto la ragione di Stato: la difficile situazione economica e sociale del Paese non permette ulteriori ritardi nell’attuazione finale di un provvedimento così corposo come effettivamente è il decreto semplificazioni.

E’ lo stesso capo dello Stato a spiegarlo nella sua missiva di richiamo: “il decreto-legge intende corrispondere alla duplice esigenza di agevolare gli investimenti e la realizzazione delle infrastrutture attraverso una serie di semplificazioni procedurali, nonché di introdurre una serie di misure di semplificazione in materia di amministrazione digitale, responsabilità del personale delle amministrazioni, attività imprenditoriale, ambiente ed economia verde, al fine di fronteggiare le ricadute economiche conseguenti all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)