Afroamericano giustiziato, primo dell’era Trump

Foto di Todd e Stacie Bagley, le vittime (S) e di Christopher Vialva, l’assassino (D).
Foto ritratto di Todd e Stacie Bagley, le vittime (S) e di Christopher Vialva, l’assassino (D). (Ansalatina)

NEW YORK, 25 SET – Per la prima volta nell’era di Donald Trump è stato giustiziato un detenuto afroamericano. Christopher Vialva, 40 anni, è stato ucciso con una iniezione letale in una prigione governativa a Terre Haute, Indiana: si tratta della settima esecuzione capitale federale da luglio, quando è stata ripristinata dopo uno stop durato 17 anni.

Vialva era stato condannato per un duplice omicidio commesso nel 1999, quando aveva 19 anni, e insieme ad un gruppo di teenager dirottò un’auto a Fort Hood, in Texas, sparando alla coppia a bordo, Todd e Stacie Bagley (cristiani Bianchi dell’Iowa). I loro corpi furono bruciati nel bagagliaio della vettura da un complice, anch’egli condannato alla pena capitale.

Prima di morire, l’uomo ha chiesto a Dio di confortare le famiglie della coppia che aveva ucciso: “Padre… guarisci i loro cuori con grazia e amore”. E in una dichiarazione resa nota dal suo avvocato, il 40enne ha espresso rammarico per quello che ha fatto, dicendo di essere cambiato. “Ho commesso un grave torto quando ero un ragazzo perduto e ho tolto due vite preziose a questo mondo – ha spiegato -. Vorrei poter rimediare ogni giorno”.

L’esecuzione di Vialva è avvenuta mentre gli Stati Uniti sono alle prese con le proteste – e spesso gli scontri – per il trattamento della polizia nei confronti degli afroamericani, e rischia di infiammare ulteriormente gli animi. Secondo il Death Penalty Information Center (Dpic), organizzazione no-profit con sede a Washington, delle 56 persone che si trovano nel braccio della morte federale 26 (il 46%) sono neri, mentre 22 (il 39%) sono bianchi.

Per molti decenni la pena di morte è stata utilizzata in modo sproporzionato contro i cittadini afroamericani, e il Dpic ha pubblicato questo mese un rapporto in cui ha concluso che il pregiudizio razziale persiste nel sistema statunitense della pena capitale. Il dossier, infatti, ha spiegato come gli assassini dei bianchi avevano maggiori probabilità di affrontare la pena di morte rispetto a quelli degli afroamericani, mentre uno studio in North Carolina ha scoperto che i giurati Neri qualificati venivano eliminati dalle giurie con un tasso pari a oltre il doppio rispetto a quelli bianchi.

Al processo di Vialva al tribunale distrettuale per il Texas occidentale, nel 2000, una giuria composta da 11 bianchi e un afroamericano lo ha giudicato colpevole di furto d’auto e omicidio.

L’American Civil Liberties Union, facendo riferimento al suo caso, ha sempre sostenuto che un adolescente è stato processato ingiustamente come un adulto, e questo mese ha fatto circolare un video di Vialva che parlava dalla prigione di disparità razziali.

“La pena di morte è stata usata in modo sproporzionato contro i neri per decenni – ha detto -. La gente non sa che molti di noi qui sono stati arrestati prima di essere abbastanza grandi per bere”, ossia prima di compiere 21 anni.

(di Valeria Robecco/ANSA)