Covid: l’immunità gregge non funziona, lo stop da ottanta scienziati

Via Condotti, persone indossano delle mascherine per evitare il contagio dal Covid-19 Roma.
Via Condotti, persone indossano delle mascherine per evitare il contagio dal Covid-19 Roma. 10 ottobre 2020 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Era apparsa come la soluzione ideale per combattere il nuovo coronavirus e vari leader mondiali – dal premier britannico Boris Johnson al presidente brasiliano Jair Bolsonaro fino a quello degli Stati Uniti Donald Trump – l’hanno appoggiata convintamente, nonostante il giudizio degli esperti non fosse unanime.

Oggi arriva però la bocciatura ufficiale della scienza: l’immunità di gregge non arresta il virus, avvertono 80 esperti da tutto il mondo in una lettera aperta sulla rivista Lancet. Ciò che serve in questo momento, al contrario, sono misure efficaci per il contenimento del contagio mentre nuovi passi avanti si stanno facendo sul fronte dei vaccini anti-Covid, anche se per un vaccino disponibile per tutti bisognerà presumibilmente attendere il 2022.

L’immunologo Usa Anthony Fauci già lo scorso agosto avvertiva che se gli Stati Uniti dovessero lasciare che il coronavirus si diffondesse senza controlli per centrare la cosiddetta immunità di gregge il numero di morti salirebbe a un livello “totalmente inaccettabile”.

Una posizione oggi sottoscritta da 80 scienziati che, su Lancet, affermano come l’idea di arrestare il virus raggiungendo l’immunità di gregge – per cui, una volta raggiunto un livello di immunizzazione considerato sufficiente in una popolazione, si possono considerare protette anche le persone che non hanno gli anticorpi a quel virus – è “un errore pericoloso, non supportato da alcuna evidenza scientifica”.

Tale immunità, infatti, non arresterebbe comunque il virus, che tornerebbe più volte in nuove ondate anche perché sono sempre maggiori le evidenze secondo cui l’immunità post-infezione dura solo pochi mesi dal contagio. Perciò servono con urgenza “efficaci misure di controllo”, scrivono gli scienziati.

Tramontata la speranza nell’efficacia di tale approccio, l’arma definitiva contro la pandemia resta il vaccino. Passi avanti si continuano a fare ogni giorno e primi risultasti positivi si sono registrati anche per un candidato vaccino cinese, il BBIBP-CorV, ottenuto utilizzando l’intero virus SarsCov2 inattivato. E’ sicuro ed ha dimostrato di indurre una risposta immunitaria nei volontari, secondo i risultati preliminari di fase 1-2 pubblicati su The Lancet Infectious Diseases.

La sperimentazione ha coinvolto oltre 600 volontari sani tra 18 e 80 anni di età. Proprio “la protezione degli anziani è un obiettivo chiave per un vaccino anti-Covid efficace poichè questo gruppo è a maggior rischio. E’ quindi incoraggiante che questo vaccino induca risposte anticorpali anche negli anziani over-60 e oltre”, afferma Xiaoming Yang, uno degli autori dello studio.

Ad oggi sono 7 i candidati vaccini giunti alla finale fase 3 di sperimentazione. Non senza qualche imprevisto: dopo uno stop di alcuni giorni per una grave reazione in uno dei volontari del test, poi dimostratasi non collegata al vaccino, è infatti ripresa la fase 3 per il candidato anti-Covid messo a punto da Oxford-Irbm-AstraZeneca. Ed una sospensione cautelare è stata decisa qualche giorno fa anche per il candidato vaccino della Johnson & Johnson, sempre per una reazione avversa in uno dei partecipanti al test.

Ma la pausa nella sperimentazione “è la dimostrazione che la ricerca è una cosa seria. Ancora non sappiamo cosa sia successo, ma stiamo cercando di capirlo perché al primo posto viene la sicurezza”, ha rilevato Massimo Scaccabarozzi, amministratore delegato di Janssen Italia, divisione farmaceutica di Johnson&Johnson.

Quanto ai tempi, un vaccino potrebbe essere disponibile già all’inizio del 2021, ha affermato il viceministro alla Salute Pierpalo Sileri, ma questo non significa che sarà subito attuabile una vaccinazione di massa. Un concetto chiarito dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità: “La priorità l’avranno gli operatori sanitari e quelli in prima linea. Poi ci saranno gli anziani”, ha spiegato la capo ricercatrice Oms Soumya Swaminathanla. Un giovane in salute, ha chiarito, “potrebbe dover aspettare fino al 2022”.

(di Manuela Correra/ANSA)