Plasma iperimmune, in Italia 4.500 dosi disponibili

Una donna dona il sangue per trasfusione plasma.
Una donna dona il sangue per trasfusione plasma.. EPA/Zoltan Balogh

ROMA. – L’uso del plasma iperimmune, prelevato cioè da persone guarite dal Covid, è stata indicata fin dall’inizio dell’epidemia come una delle terapie possibili contro il virus, e in attesa che arrivino prove certe dell’efficacia nei centri trasfusionali italiani si sta procedendo a raccoglierlo. Lo testimonia il monitoraggio periodico del Centro Nazionale Sangue, secondo cui nelle banche del sangue dei sistemi regionali italiani sono attualmente disponibili 4.470 subunità di plasma iperimmune.

Il plasma, afferma un post sul sito del Cns aggiornato al 14 dicembre, è stato raccolto da 161 servizi trasfusionali distribuiti su tutto il territorio nazionale. Di queste sub-unità, che rappresentano la dose minima da infondere nel ricevente, 825 hanno un titolo di anticorpi neutralizzanti uguale o superiore a 1:160.

“Complessivamente – si legge – in Italia sono state prodotte 10.414 sub-unità di plasma iperimmune donato da 8.218 donatori guariti dal Covid-19 e ne sono state trasfuse 5.731”. L’ uso del plasma iperimmune come terapia contro il Covid è oggetto di diversi studi in tutto il mondo, Italia compresa, dove sono sei le sperimentazioni registrate sull’argomento.

Il principale test italiano, quello denominato Tsunami, ha appena concluso la fase di arruolamento dei pazienti previsti, 474, e ora si attendono i risultati. “Il plasma da soggetti convalescenti – sottolinea sempre il Cns – è stato utilizzato in un recente passato durante le epidemie di SARS nel 2002 ed Ebola nel 2015, e negli ultimi mesi sono stati pubblicati su diverse riviste scientifiche i risultati di alcuni studi clinici internazionali ed italiani.

Inoltre, diverse sperimentazioni cliniche in corso nel mondo stanno cercando di verificare se la terapia con il plasma iperimmune sia efficace. A tutt’oggi non ci sono, però, evidenze scientifiche conclusive sull’efficacia di questa terapia e pertanto essa è da considerarsi al momento sperimentale.”

In attesa del contributo italiano nell’ultimo periodo si registrano pubblicazioni quantomeno scettiche sulla possibilità che il plasma possa essere utile. L’ultima in ordine di tempo risale a due settimane fa, ed è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Secondo il consorzio di ricercatori argentino Plasmar il ‘plasma non è efficace nei casi gravi, visto che non riduce né il tempo di guarigione né la mortalità. Era scettica anche una pubblicazione della Cochrane Library, organizzazione che ‘fa le pulci’ alle ricerche mediche, che nelle conclusioni riportava appunto che le prove di efficacia fornire da alcuni studi già pubblicati sono ‘deboli’.