Il futuro permanente

Il futuro permanente

Parecchi paesi — Cina, Giappone, Regno Unito, Sud Corea, Islanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Slovenia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Canada, Sri Lanka, Capo Verde e Costa Rica, nonché una dozzina di Stati degli Usa — hanno già annunciato per i prossimi anni divieti alla vendita di veicoli dotati di motori a scoppio. Malgrado ciò, forse per il momento di pessimismo mondiale indotto dalle crisi sanitarie ed economiche, cominciano ad emergere dubbi qualificati riguardo all’inevitabilità del prossimo dominio delle auto elettriche.

La tecnologia è matura. Cresce però la consapevolezza di altre difficoltà – alcune senza soluzioni ovvie. Cosa succederebbe, per esempio, alla rete elettrica se i pendolari tornando a casa la sera mettessero tutti in carica la macchina più o meno alla stessa ora? I calcoli dimostrano che in molti casi la rete salterebbe, a meno di non ricostruirla partendo quasi daccapo, con dei costi immensi, forse inaffrontabili al giorno d’oggi.

Un altro ostacolo è il fatto che anche i veicoli elettrici inquinano. L’energia che consumano deve pure essere prodotta da qualche parte. Agli effetti pratici, la proposta dunque è di “allontanare” l’inquinamento emesso dalle auto oggi presenti nei grandi centri urbani, trasferendolo in campagna, a centrali elettriche rurali situate in zone per ora abbastanza intatte dal punto di vista ecologico.

È da tanto che le auto elettriche sono le vetture “del futuro”. Il mezzo che appare qui sopra è una Peugeot “VLV” – per Voiture Légère de Ville – del 1941. Il lancio avvenne a pochi mesi dalla presa di Parigi dalle truppe tedesche all’inizio della Seconda Guerra mondiale. Nominalmente una due posti, con un unico faro davanti e due ruotine “gemellate” dietro, non offriva grandi prestazioni. Alimentata da quattro batterie da 12 Volt sotto il cofano, la VLV raggiungeva i 36 km/h, con un’autonomia di 75-80 km. Presentava però il vantaggio di eludere le restrizioni sull’uso della benzina imposte ai veicoli privati durante l’occupazione nazista.

Tra il 1941 e il 1943 furono costruiti 377 esemplari prima che il comando tedesco ne bloccasse la produzione. Non esattamente un successone, ma le auto elettriche non hanno mai avuto una vita fortunata. Sarà questa la volta buona?

(Di James Hansen)