Moda, Armani: “Il mio ‘Privé’ in omaggio a Milano”

Armani: sfilata 'Privé' a palazzo Orsini. (
Armani: sfilata 'Privé' a palazzo Orsini. (ANSA)

MILANO. – Avrebbe voluto una sfilata vera, con ospiti, per festeggiare il ritorno alla normalità, l’avrebbe fatta a Milano e non a Parigi, come simbolo di rinascita. Le condizioni non consentono di aprire le porte di palazzo Orsini, ma Giorgio Armani non ha rinunciato a intitolare la sua nuova collezione Privé, presentata online, ‘Omaggio a Milano’.

“Bisogna riconoscere – racconta lo stilista incontrando la stampa a palazzo Orsini, cuore del suo atelier di alta moda – che Milano può essere una zona di pacatezza ed eleganza, un’isola a parte nel mondo, che continua a volerlo essere”. Una città che somiglia al suo stile e anche se “nell’alta moda ho provato a lanciarmi in tentativi più forti, mi sono dovuto ricredere perché i vestiti che le donne vogliono sono eleganti e gentili”.

Ed è proprio “Milano che mi dà questa sensazione” racconta lo stilista, che ha passato gli ultimi mesi tra la sua casa di campagna di Broni, nel Pavese, e la città che ne ha accompagnato i successi. Ed è stato nei lunghi momenti di fermo, che Armani ha notato “Milano senza nessuno, che eleganza, nemmeno esibita come a Parigi” per non parlare dell’impari confronto con Londra “dove sembra di vedere ancora in giro Jack lo squartatore” e New York “succube delle tendenze”.

“Mi piace pensare che a Milano – chiosa in uno dei salotti della dimora nobiliare seicentesca che ospita per la prima volta la passerella della sua alta moda – si può camminare per strada senza essere rincorsi da qualcosa o qualcuno”.

E magari farlo in uno dei tailleur gioiello in seta, cashmere e lamé, tutti bordati di fili di cristalli, che aprono la sfilata, prima di cedere il passo a una serie di meraviglie: capolavori in velluto di seta tutti ricamati di cristalli, tuniche scivolate di satin con collane-gilet, abiti con scollo ornato di ventagli di plissé incrostati di gemme, creazioni di tulle con cascate di jais, pantaloni sottili e lunghi top con motivi di fiori o conchiglie.

Tutto leggero e colorato, dal rosso magenta al verde acqua, dal grigio al greige fino al bliu cobalto del meraviglioso abito di tulle corteccia costato 3 mesi di lavoro che chiude la sfilata.

A vederla così, sembrerebbe una collezione nata in un momento di ottimismo, ma in realtà è più un invito, un “esortare la gente a ritrovare il bello vero. Che bello – riflette Armani – recuperare la natura: è quella che ci permette di fare anche le mattane su TikTok, perché la terra va rispettata, se non lo fai la banca non c’è, i denari non servono. La terra ci protegge e dobbiamo esserne rispettosi. Per i giovani, inoltre, credo sia stato bello recuperare una dimensione del vivere al di là dei locali di moda e delle tendenze”.

Così la sua collezione di alta moda “non è un’operazione a scopo di lucro ma è un mantenere il contatto con la bellezza, ciò che la moda dovrebbe essere”.

Di tutto questo, Armani aveva parlato in una lettera aperta a inizio pandemia, “un messaggio forte che forse – dice oggi – ha dato fastidio a qualcuno, hanno detto ‘hai ragione’ ma poi hanno continuato” per la loro strada, quella del “fatto per primi, dell’eccentricità spinta, fregandosene del seguito”.

Invece – è il suo insegnamento di sempre – “bisogna rinnovare il vestito con dettagli che lo rendono nuovo ma portabile”. Perché “le regole – conclude – servono non a essere soffocati, ma a vivere bene”.

(di Gioia Giudici/ANSA)