Amore e bellezza, la rinascita nel segno di Venere

Palazzo Te a Mantova: la sontuosa stanza di Amore e Psiche, fra gli ambienti più decorati da Giulio Romano e dai suoi allievi.
Palazzo Te a Mantova: la sontuosa stanza di Amore e Psiche, fra gli ambienti più decorati da Giulio Romano e dai suoi allievi.

MANTOVA. – Dalla Venere pudica a quella nuda e perfetta, poi la Venere coinvolta nel matrimonio con l’anziano Vulcano o travolta dalla passione erotica con Marte. La Venere delle stagioni e quella dei travestimenti nei personaggi di favole antiche, diventando di volta in volta simbolo dell’amore, della fecondità, e, per eccellenza, della femminilità, ma soprattutto della rinascita.

Un tema quanto mai attuale in tempi in cui si è alla ricerca di spunti per ricominciare, riprendersi, trasformarsi dopo la catastrofe mondiale della pandemia. Definito anche ‘il sacrario di Venere’, con le sue oltre 25 rappresentazioni della dea tra stucchi e affreschi, Palazzo Te a Mantova dedica al mito il 2021 tre grandi progetti espositivi, sotto il titolo ‘Venere Divina-Armonia sulla terra’ che si articolerà dal 21 marzo al 12 dicembre.

Gli eventi, organizzati da Fondazione e Museo Civico di Palazzo Te, e promosso dal Comune di Mantova con il patrocinio del Mibact e con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana, partiranno proprio da una ricognizione sul patrimonio iconografico del cinquecentesco edificio mantovano.

Fino a creare incontri con alcuni dei grandi capolavori dell’arte occidentale provenienti da importanti musei europei, dai dipinti di Cranach, Guido Reni, Tiziano (con il suo splendido Venere che benda Amore, conservato alla Galleria Borghese di Roma), e Dosso Dossi, sculture, arazzi e libri.

“Tempi straordinari come quelli di questi mesi chiedono alle istituzioni culturali risposte capaci di ridonare modi, tempi e luoghi e un grande rispetto per la presenza delle persone”, ha detto il direttore della Fondazione Palazzo Te, Stefano Baia Curioni, presentando oggi il progetto, insieme al comitato scientifico (Francesca Cappelleti, Stefano L’Occaso e la curatrice Claudia Cieri Via) e al sindaco Mattia Palazzi.

Progetto che, come hanno ribadito direttore e sindaco, punta a mantenere Mantova tra i luoghi privilegiati per attirare in Italia gli appassionati della cultura, ma anche i turisti, settori fondamentali per la ripresa post pandemia. Ad inaugurare il percorso espositivo il 21 marzo ‘Venere a Palazzo Te’ (che resterà allestito fino alla chiusura del 12 dicembre). Sarà possibile riscoprire la dea dell’Olimpo nelle varie raffigurazioni, come la sontuosa stanza di Amore e Psiche, fra gli ambienti più decorati da Giulio Romano e dai suoi allievi.

Dal 22 giugno al 5 settembre, sarà invece esposto il capolavoro di Tiziano, ‘Venere che benda amore’, in prestito dalla Galleria Borghese di Roma. Il quadro, datato tra il 1560 e il 1565, negli ultimi anni di vita dell’artista, è considerato uno dei dipinti più affascinanti anche perché di difficile interpretazione e lettura.

Il 12 settembre apre l’ultima parte (fino al 12 dicembre), la mostra ‘Venere. Natura ombre e bellezza’, allestita grazie a prestiti da musei internazionali. In questa sezione ecco la dea nella visione iconografica italiana ed europea del Cinquecento. La mostra conclusiva dà anche il titolo al convegno che si svolgerà il 16 aprile, sempre a Palazzo Te (con diretta streaming).

Nel convegno il mito analizzato in tutte le sue forme e in particolare per la sua capacità di sopravvivere dalla mitologia greca fino a diventare modello di confronto per le donne nell’esplosione di collezionismo di ritratti del Cinquecento. Erano anche gli anni in cui tra gli artisti affiorò l’idea che una bellezza contemporanea potesse prestare non solo il volto ma anche il corpo a Venere. Al punto che il re di Francia, Francesco I, ricevendo in dono dal marchese di Mantova una Venere di Lorenzo Costa, si informò subito se la modella fosse stata una dama di corte.

(di Marisa Alagia/ANSA)