Il commento – Venezuela, Usa e UE cambiano strategia?

L’obiettivo non cambia. Le strategie sì. Queste devono adattarsi alle circostanze che, come sappiamo, in politica sono sempre assai dinamiche.

L’Unione Europea non riconosce il governo del presidente Maduro. Considera che la sua rielezione sia avvenuta in maniera poco trasparente, in un clima coercitivo e con un arbitro di parte. Per lo stesso motivo, non riconosce il nuovo Parlamento. D’altronde, come considerare   libere e trasparenti delle elezioni in cui i leader dell’Opposizione erano perseguitati, arrestati o rifugiati in sedi diplomatiche di paesi amici?

Certamente l’elezione della nuova Assemblea Nazionale ha sparigliato le carte in tavola. Conclusa l’attività legislativa, il Parlamento insediatosi nel 2016 è decaduto. Vengono meno, così, le premesse che hanno permesso di riconoscere Juan Guaidó presidente “ad interim” del Venezuela.

L’altro giorno, nel corso di un colloquio telefonico, la ministra degli Esteri Spagnola, Arancha González Laya, esprimeva al Segretario di Stato nordamericano, Antony Blinken, la necessità di nuove strategie per quanto riguarda il Venezuela. A suo giudizio, il cammino seguito fino ad oggi non avrebbe dato i risultati che era lecito attendersi.

Anche l’Italia, alcune settimane fa’, ha espresso preoccupazione per quanto sta accadendo nel Paese. Intervenendo al Gruppo di Contatto Internazionale sul Venezuela, la viceministra degli Esteri, Marina Sereni, ha riconosciuto la gravità della crisi umanitaria “aggravata dalle ripetute e sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali”. Ha manifestato con convinzione la necessità di una via d’uscita alla crisi politica e istituzionale che, ha sostenuto, può arrivare solo dall’avvio di un dialogo finalizzato a un processo di transizione negoziato. Insomma, una via d’uscita democratica, pacifica e inclusiva.

Dollarizzazione dell’economia, crescita esponenziale della povertà, mancanza d’acqua, di luce, di gas, di carburante, di medicine, di alimenti. Il Venezuela ha sperimentato un retrocesso che, nell’ambito sociale, lo ha riportato alla fine dell’800 e agli inizi del secolo scorso. La responsabilità non è delle sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea a coloro che si sono macchiati di crimini orrendi, di corruzione o di traffico di stupefacenti, come espresso da Alena Douhan, Relatrice Speciale dell’Onu. La responsabilità è di chi, da oltre vent’anni, ha governato con la violenza delle armi dando le spalle al Paese.

Il Venezuela, oggi, è una polveriera. Fino a quando paura e repressione riusciranno a soffocare l’esplosione sociale?