“Generazione Uguaglianza”: importante iniziativa all’ONU dell’Ambasciatrice italiana Mariangela Zappia

L'Ambasciatrice Mariangela Zappia con il Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres.
L'Ambasciatrice Mariangela Zappia con il Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres.

Marzo, il mese della storia delle donne, si è chiuso con il Generation Equality Forum in Messico e sullo sfondo di brusche battute d’arresto causate dalla pandemia all’emancipazione femminile.

L’Ambasciatrice Mariangela Zappia, Rappresentante Permanente dell’Italia presso l’ONU,  ha promosso un editoriale a firma delle 49 Ambasciatrici donne all’ONU. Qui di seguito spiega le ragioni che l’hanno spinta a promuovere una così importante iniziativa.

Dai nostri seggi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dai nostri schermi a casa, abbiamo visto crescere in modo esponenziale l’aumento delle morti e delle violenze di genere, incluse quelle commesse dai partner, gli abusi sulle donne che fanno sentire la loro voce, l’allargamento del divario di genere nell’accesso alle tecnologie digitali, la diminuzione della partecipazione femminile alla vita pubblica e ai processi decisionali, la fruizione frammentata ai servizi sanitari di base, l’aumento dei matrimoni forzati infantili e il minore accesso all’istruzione. Giorno dopo giorno, in questa battaglia lunga un anno contro la pandemia, abbiamo visto come le donne siano state vittime due volte: prima del virus, e poi dei suoi effetti devastanti.

Siamo 49 donne Ambasciatrici che rappresentano paesi di tutte le regioni del mondo e crediamo che una simile realtà sia semplicemente intollerabile. Qui raccontiamo i fatti e cosa è necessario fare per recuperare con urgenza le faticose conquiste delle donne negli ultimi anni.

La crisi del Covid-19 ha un volto di donna.

Il volto delle infermiere, delle donne del settore medico/sanitario, delle scienziate, e di tutte coloro che guidano la risposta alla pandemia.

Le donne sono in prima linea:

Come leader capaci di portare risultati, costruiti con visione e cura.

Ma anche come vittime di vulnerabilità strutturali, di violenza e abusi.

La “pandemia ombra” fatta di sfruttamento e abusi, inclusa la violenza domestica, dovrebbe essere un campanello d’allarme per tutti noi. Secondo gli ultimi dati dell’OMS, durante la propria vita 1 donna su 3 subisce violenza da parte del partner, mentre l’ONU riporta come le donne con disabilità sono quattro volte più soggette a violenza sessuale rispetto alle donne non disabili. Inoltre, l’impatto socioeconomico della pandemia è più pesante sulle donne che sono sovrarappresentate nei settori più colpiti dalla crisi: ospitalità, turismo, salute, commercio.

L’insufficiente partecipazione delle donne nella società minaccia di ritardare il raggiungimento degli obiettivi ONU di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. La violenza politicamente motivata, online e offline, è una barriera alla partecipazione piena e su base di uguaglianza delle donne ai processi democratici. Inoltre, il tasso sempre elevato di gravi violazioni dei diritti delle donne in tutto il mondo è spaventoso.

In questo contesto, la Commissione delle Nazioni Unite sullo Status delle donne (CSW) si è concentrata in questo mese di marzo su due questioni: combattere la violenza contro le donne e promuovere la loro piena ed effettiva partecipazione nella società a tutti i livelli e in tutti i settori. La significativa partecipazione delle donne nella politica, nelle istituzioni e nella vita pubblica è il catalizzatore di quel cambiamento trasformativo di cui può beneficiare l’intera società. Solo quattro paesi al mondo hanno un parlamento composto per almeno il 50% da donne. Solo il 25% di tutti i parlamentari sono donne. Le donne servono oggi come Capi di Stato o di Governo solo in 22 paesi, mentre 119 paesi non hanno mai avuto una donna leader. Secondo l’UNESCO, il 30% dei ricercatori mondiali sono donne. Sebbene il 70% della forza lavoro nei settori della sanità e sociali siano donne, esse rappresentano solo il 25% dei leader nel settore sanitario globale.

Secondo le ultime proiezioni, al ritmo attuale, l’uguaglianza di genere nelle più alte posizioni di potere non sarà raggiunta per altri 130 anni.

Si tratta di cifre che parlano di barriere e colli di bottiglia inaccettabili che continuano a frenare la partecipazione delle donne.

Come spesso dice il Segretario Generale delle Nazioni Unite, la parità è in ultima analisi una questione di potere. Noi donne, siamo spesso riluttanti a usare questa parola. Ma come donne Ambasciatrici all’ONU, che rappresentano paesi di tutto il mondo, è una parola che non possiamo non usare e che non temiamo di usare. Il potere non è qualcosa di fine a se stesso: è il potere di cambiare le cose, di agire e di avere uguali opportunità competitive. Sebbene come Ambasciatrici donne siamo ancora sottorappresentate qui alle Nazioni Unite a New York – solo il 25% dei Rappresentanti Permanenti sono donne – siamo determinate ad essere una forza trainante per promuovere un cambio di mentalità. Abbiamo superato da tempo il punto in cui le donne dovrebbero giustificare il proprio posto al tavolo.

La ricerca e la letteratura scientifica provano, in modo inequivocabile, Il valore dell’integrazione della prospettiva femminile nei processi decisionali. I paesi guidati da donne stanno affrontando la pandemia in modo più efficace di molti altri. I processi e gli accordi di pace mediati con la partecipazione attiva delle donne sono più ampi e durevoli. Eppure le donne costituiscono solo il 13% dei negoziatori, il 6% dei mediatori e il 6% dei firmatari nei processi di pace formali.

Quando le donne hanno pari opportunità nella forza lavoro, le economie possono sbloccare trilioni di dollari. Eppure, l’anno scorso l’Organizzazione internazionale del Lavoro ha rilevato che le donne avevano il 26% di probabilità in meno di essere impiegate rispetto agli uomini. Nel 2020 solo il 7,4% delle societa’ Fortune 500 erano dirette da donne.

In tutto il mondo, le donne guadagnano solo 77 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, mentre il divario di genere nell’accesso a Internet è cresciuto dall’11% nel 2013 al 17% nel 2019, raggiungendo il 43% nei paesi meno sviluppati. La cosiddetta “motherhood penalty” – la penale della maternità – spinge le donne che sono madri a dirigersi verso l’economia informale, il lavoro occasionale e il part-time. Dopo le lente ma stabili conquiste degli ultimi decenni, il COVID-19 ha forzatamente espulso milioni di donne fuori dal mercato del lavoro formale.

La soluzione a tutto ciò non apparirà spontaneamente o per magia. Abbiamo bisogno di un’azione proattiva. Abbiamo bisogno di dati disaggregati per sesso ed età in modo da poter studiare meglio la portata del problema; di politiche e investimenti mirati.

Dobbiamo rafforzare i servizi di sostegno alle vittime di abusi, prevenire la violenza e porre fine all’impunità. Dobbiamo ridurre il divario digitale e promuovere l’accesso delle donne all’informazione e alla vita pubblica.

Dobbiamo riequilibrare la composizione degli organi decisionali. Dobbiamo integrare il genere nella progettazione e nell’attuazione dei piani di ripresa dalla pandemia. Dobbiamo garantire disponibilità, accessibilità, qualità e continuità dei servizi sanitari per le donne, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva. I programmi di protezione sociale dovrebbero essere sensibili al genere e tenere conto delle diverse esigenze delle donne e delle bambine. Dobbiamo promuovere l’accesso delle donne a un lavoro dignitoso e superare la scelta tra famiglia e lavoro che troppo spesso gli è imposta.

Le donne dovrebbero beneficiare di sostegni mirati all’imprenditorialità femminile e investimenti nell’istruzione che garantiscano la parità di accesso. Queste misure devono riguardare  non solo le donne ma anche le ragazze. Portare più bambine a scuola in tutto il mondo, incluso il rientro in classe dopo la pandemia, migliorare la qualità dell’istruzione ricevuta e garantire che tutte le ragazze ricevano istruzione di qualità: questo consentirà l’emancipazione femminile e l’uguaglianza di genere, pilastri fondamentali per l’effettiva partecipazione di generazioni di donne. Dobbiamo rendere la giustizia accessibile alle donne e porre fine all’impunità per la violenza sessuale.

Tutto ciò richiede anche “role models”, esempi che ispirano e motivano. In qualità di Ambasciatrici donne, siamo una testimonianza per le giovani generazioni di ragazze e donne in tutto il mondo, dimostrando loro che, come noi, possono farcela. Nessuna carriera e nessun obiettivo è off-limits o al di là delle loro capacità e in tutta la loro diversità.

La parità non è un gioco a somma zero, ma una causa comune e un imperativo pragmatico. Gli uomini possono e sono nostri alleati nel raggiungimento della parità. Acceleriamo insieme i progressi verso il raggiungimento dell’uguaglianza di genere facendo leva sul Generation Equality Forum e sulle sue Action Coalitions. Prepariamo insieme il terreno per una ripresa globale, inclusiva e paritaria. Facciamo di questa generazione la “Generazione Uguaglianza”.

Non c’è più tempo da perdere. Il COVID ce ne ha già fatto perdere troppo!

(Firma: Le 49 Ambasciatrici donne alle Nazioni Unite, New York)