Sud Sudan, agguato a missionario e vescovo italiano

Il vescovo Padre Christian Carlassare, con la sua comunità in Sud Sudan.
Il vescovo Padre Christian Carlassare, con la sua comunità in Sud Sudan. (Foto Vatican News)

ROMA. – Nel pieno della notte hanno bussato alla sua casa e hanno sparato contro di lui alcuni colpi di arma da fuoco ferendolo alle gambe. Padre Christian Carlassare, missionario italiano e vescovo eletto della diocesi di Rumbek, in Sud Sudan, è stato ferito da due uomini armati. Ricoverato nell’ospedale locale è stato poi trasferito a quello di Juba e successivamente in un ospedale a Nairobi, in Kenya, per sottoporsi a delle trasfusioni.

Secondo i media locali sarebbero stati eseguiti nel corso della giornata 24 arresti di persone sospettate. Con i suoi 43 anni, padre Carlassare è il più giovane vescovo italiano nel mondo. Nominato da Papa Francesco l’8 marzo di quest’anno, la sua ordinazione episcopale era prevista per il 23 maggio.

Padre Christian è nato a Schio, nel vicentino, proprio come la missionaria laica Nadia De Munari, uccisa in Perù. Prima di divenire missionario comboniano il giovane vescovo è vissuto a Piovene Rocchette (provincia di Vicenza e diocesi di Padova).

Sulle cause dell’agguato, nella notte tra il 25 e il 26 aprile, non c’è ancora chiarezza. Ma non sembrerebbe trattarsi di una rapina finita male perché gli attentatori sono fuggiti senza prendere niente. Secondo la ricostruzione di testimoni, al momento dell’attacco era presente un confratello che però è stato allontanato con colpi intimidatori. E’ in quel momento che padre Christian ha cercato di fuggire ma è stato gambizzato.

“Il pronto intervento dei sanitari dell’organizzazione Medici per l’Africa Cuamm, il cui compound è contiguo a quello della Curia, si è potuto scongiurare il peggio e stabilizzare la situazione”, riferisce il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, che si dice “profondamente scosso” dalla notizia.

Padre Christian ha telefonato lui in Italia, alla sua famiglia, per rassicurare tutti: “Pregate non tanto per me ma per la gente di Rumbek che soffre più di me”, le sue parole riferite dai Comboniani che assicurano che il religioso è fuori pericolo. Il Vaticano ha espresso “grande dolore” per l’attentato.

“Voglio assicurare a mons. Christian Carlassare, la mia vicinanza in questo momento di prova e il continuo sostegno nella preghiera per una pronta guarigione”, ha detto così mons. Protase Rugambwa, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

L’area in cui il giovane missionario e vescovo italiano presta da anni il suo operato è dilaniata da conflitti tribali. E potrebbe essere proprio questo il contesto dell’attacco al religioso. “Le relazioni tra tribù e clan sono complicate. Il Paese, di fatto, è smembrato. Inoltre ogni tribù ha deciso che doveva difendersi da sola, perché lo Stato non assicurava protezione, così ora circolano molti gruppi armati” spiegava lo stesso padre Carlassare in una recente intervista.

Il suo sogno era costruire un futuro per i giovani lontano da questi conflitti tribali. A fine maggio dovrebbe assumere la guida della diocesi di Rumbek che dalla morte di mons. Cesare Mazzolari nel 2011 era rimasta sede vacante.

(di Manuela Tulli/ANSA)