Recovery plan: Francia e Danimarca i più green

Un casco di sicurezza della Ue sopra un piano di lavoro. Grafica.
Un casco di sicurezza dell'Unione Europea sopra un piano di lavoro. Grafica. (Ansa)

BRUXELLES. – Sono tredici i piani di rilancio ricevuti dalla Commissione europea entro la scadenza del 30 aprile, compreso quello dell’Italia. Gli altri arriveranno con qualche giorno di ritardo, che non comporta alcuna conseguenza ma che dà un vantaggio a quelli arrivati per primi: i loro documenti sono già in fase di esame ed è più probabile che la valutazione finisca prima, mettendoli in pole position per ricevere i fondi.

Sebbene tutti rispecchino le stesse priorità, indicate dalla Ue, alcuni hanno puntato di più sulla transizione verde, come la Danimarca che ha destinato quasi il doppio del necessario, altri sul digitale, come la Germania che vuole dare una svolta all’alfabetizzazione informatica dei cittadini. Di seguito le principali caratteristiche dei maggiori piani.

DANIMARCA – Il governo danese la chiama la “ripartenza Verde”, perché proprio sul green punta il 60% dei fondi del Recovery (in totale 1,6 miliardi di euro), superando di gran lunga la soglia minima fissata dalla Ue (37%). Ci saranno investimenti “significativi” su efficienza energetica, ricerca e sviluppo in campo verde, riduzione delle emissioni di Co2 nel settore agricolo. Tutto per raggiungere l’obiettivo che il Paese si è dato entro il 2030, cioè ridurre le emissioni del 70%.

SPAGNA – Finora il suo piano chiede solo i 70 miliardi di finanziamenti a fondo perduto, e più in là presenterà domanda anche per i prestiti. Punta il 39% al verde e il 29% al digitale, tutto accompagnato da oltre 100 riforme. Il capitolo più corposo (16 miliardi) è la digitalizzazione del tessuto industriale e delle Pmi, e in particolare il sostegno alla ripresa del comparto turistico e il rafforzamento dell’imprenditorialità. Ma altri 14 miliardi sono destinati all’agricoltura e all’agenda rurale, per combattere lo spopolamento di quelle aree.

GERMANIA – Berlino spenderà la maggior parte (15 miliardi) dei suoi 29 miliardi di fondi Recovery sulla digitalizzazione. Cercherà di svilupparla in tutte le aree: dall’istruzione alla sanità, dall’industria alla pubblica amministrazione, economía in generale ed infrastrutture.

FRANCIA – Per Parigi la priorità è la transizione climatica, a cui dedicherà la metà dei suoi 40 miliardi di sovvenzioni. Buona parte (6,5 miliardi) andrà ai progetti che renderanno verdi mobilità e infrastrutture, e quasi altrettanto (5,8 miliardi) sarà spesa per l’efficientamento energetico dei vecchi edifici. I 10 miliardi del digitale andranno a preservare l’occupazione giovanile, la formazione e il sostegno dei disabili.

GRECIA – Dopo il Portogallo, è il piano arrivato per primo a Bruxelles, in contemporanea con quello tedesco. Con l’Italia, è l’unico Paese finora ad aver chiesto sia le sovvenzioni (17,8 miliardi) che i prestiti (12,9 miliardi).

L’obiettivo è realizzare il più grande piano di investimenti mai visto nel Paese, per colmare un gap aggravato con la pandemia, spingendo al massimo quelli privati. Tra i maggiori interventi verdi c’è l’interconnessione delle isole, per ridurre i costi di approvvigionamento energetico e puntare sulle rinnovabili. Sul digitale invece si punta a digitalizzare la pubblica amministrazione e a ridurre il ritardo sulla fibra ottica e il 5G.