Mercato mutui e pagamenti, procedura Ue contro Italia

Bandiere europee sventolano davanti alla sede della Commissione Europea in Bruxelles.
Bandiere europee sventolano davanti alla sede della Commissione Europea in Bruxelles. EPA/OLIVIER HOSLET

MILANO.  – Bruxelles mette nel mirino l’Italia sui mutui e sui ritardi di pagamento e in entrambi i casi apre una procedura di infrazione. Nel primo caso la lettera di messa in mora è stata inviata perché il nostro Paese non aplica pienamente la direttiva Ue sul credito ipotecario, in particolare le disposizioni su libertà di stabilimento, libera circolazione e vigilanza dei servizi degli intermediari del credito.

L’obiettivo della direttiva, ricorda la Commissione, è aumentare la protezione dei consumatori nel settore dei mutui e promuovere la concorrenza, tra l’altro, aprendo i mercati nazionali agli intermediari. “Una maggiore concorrenza dovrebbe andare a vantaggio dei consumatori, consentendo una scelta più ampia e a costi inferiori”, precisa Bruxelles.

La procedura è stata avviata non su un singolo caso o su un cartello bancario italiano ma perché Bruxelles che regularmente verifica l’applicazione nei Paesi delle proprie direttive, ha riscontrato che questa in Italia non è avvenuta pienamente. Il nostro Paese ora ha a disposizione due mesi per rispondere alle richieste della Commissione. Se le autorità nazionali competenti non risponderanno in modo soddisfacente entro questo termine, l’Ue potrà decidere di inviare un parere motivato.

Per quanto invece riguarda i ritardi nei pagamenti la Commissione ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per non essersi conformata alla direttiva specifica con “effetti negativi sulle aziende in quanto ne riducono la liquidità, ne impediscono la crescita e ostacolano la loro resilienza e la loro capacità di diventare più ecologiche e più digitali”. La direttiva in questione  impone alle autorità pubbliche di saldare le fatture entro 30 giorni (60 giorni nel caso degli ospedali pubblici).

Nel dettaglio la lettera di messa in mora è stata inviata al nostro Paese da Bruxelles in quanto la normativa nazionale sulle spese di giustizia esclude dall’ambito di applicazione della direttiva il noleggio di apparecchiature per intercettazioni telefoniche nelle indagini penali.

Per la Commissione “l’esclusione di tali transazioni” impedisce alle società di noleggio “di esercitare i diritti previsti dalla direttiva stessa”.  Anche in questo caso l’Italia ha due mesi per rispondere alla lettera e per adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.