Verso le primarie del centrosinistra, si parte da Torino

Enrico Letta nel suo intervento in assemblea Pd, Roma
Enrico Letta nel suo intervento in assemblea Pd, Roma, 14 marzo 2021. (Ufficio Stampa Pd)

TORINO. – Tempo di primarie per il centrosinistra, che chiede ai suoi elettori di scegliere i candidati in vista delle elezioni d’autunno. Già ‘sistemate’ Milano e Napoli, con il sindaco uscente Beppe Sala e l’ex ministro Gaetano Manfredi, e in attesa di sciogliere il nodo Calabria, la stagione dei gazebo incomincia nel weekend a Torino, mentre il 20 giugno sarà la volta di Roma e di Bologna.

“Una occasione per testare le idee, per farle crescere e per far dei nostri militanti dei protagonisti”, ha più volte sottolineato il segretario Pd Enrico Letta, che delle consultazioni fa un vero e proprio vanto. Perché “nel centrodestra discutono e litigano, ma poi decideranno con una spartizione romanocentrica – ha spesso insistito -; noi vogliamo invece che a contare siano i territori”.

Si incomincia dunque dal capoluogo piemontese, che il centrosinistra vuole riconquistare dopo la vittoria nel 2016 del Movimento 5 Stelle con Chiara Appendino. Quattro i candidati, dopo mesi di discussioni sul metodo e una corsa alle firme andata ben oltre le attese.

Il Pd schiera Stefano Lo Russo e Enzo Lavolta, quarantenni rampanti con alle spalle già solide esperienze amministrative. Capogruppo uscente e assessore con Piero Fassino, il primo ha dalla sua buona parte dell’establishment del partito, ed è per questo il favorito, ma Lavolta, pure lui assessore con Fassino e attuale vicepresidente del Consiglio comunale, può contare sull’appoggio di Luv e Sinistra Ecologista.

Dovranno vedersela anche con il civico Francesco Tresso, in campo con il progetto Torino Domani, e Igor Boni, presidente dei Radicali Italiani che per la corsa a sindaco ha letteralmente corso una maratona a tappe, una per quartiere.

“Il 12 e 13 giugno #torinosceglie. Quindi partiamo da quel ‘noi’ che vogliamo ricostruire, da quel plurale che è una necessità. Lo era prima, lo è mille volte di più oggi, in questo momento così complicato in cui non possiamo più commettere nessun errore”, scrive su Facebook il segretario metropolitano del Pd, Mimmo Carretta.

Sotto la Mole si vota sabato, dalle 15 alle 20, e domenica, dalle 8 alle 20, in 40 seggi e – per la prima volta – sul web, con oltre mille torinesi che si sono registrati per votare in modalità online. Torino, dunque, come test a una settimana dalle consultazioni di Roma e di Bologna.

Sette i candidati nella capitale, dove il centrosinistra vuole voltar pagina dopo i cinque anni della pentastellata Virginia Raggi. “Tutte figure di ottima qualità”, li definisce Roberto Gualtieri, parlamentare Pd ed ex ministro dell’Economia. “Noi siamo così – sostiene -. Chiediamo ai cittadini di partecipare non solo per scegliere, ma anche per dire: noi ci siamo e vogliamo concorrere in questa grande battaglia. Una città come Roma si governa con una partecipazione larga”.

Per Irene Tinagli, europarlamentare e vicesegretaria del Partito democratico, le primarie sono un metodo “per selezionare un candidato”, ma anche “per ricreare un campo di centrosinistra unito” anche a Bologna, dove in due si contendono l’eredità di Virginio Merola: l’assessore dem Matteo Lepore e Isabella Conti, ex Pd ora Italia Viva e attuale sindaca di San Lazzaro.

Resta il cruccio dell’assenza di candidate donne nelle città al voto. “Abbiamo raccomandato le primarie proprio per allargare la partecipazione e per favorire candidature nuove e femminili, ma questo strumento non è sufficiente. Se le donne sono restie a candidarsi alle primarie – conclude Tinagli – significa che c’è qualcosa che non va, che serve un lavoro più profondo. Ho sottoposto il tema alla segreteria”.

(di Alessandro Galavotti/ANSA)