Italiani ‘desaparecidos’ in Cile: definitivi gli ergastoli a tre militari

Italiani desaparecidos in Cile
Italiani desaparecidos in Cile. (Rainews)

ROMA. – Sono definitivi gli ergastoli inflitti nel luglio del 2019 a tre alti militari cileni accusati dalla Procura di Roma di omicidio plurimo nei confronti di desaparecidos di origine italiana durante la dittatura Pinochet. Un primo storico risultato per il procedimento avviato alcuni anni fa a piazzale Clodio e che coinvolgeva ex appartenenti agli apparati di sicurezza di Paesi sudamericani che a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 misero in atto il cosiddetto Piano Condor, una azione che ha puntato alla “cancellazione”, tramite omicidi o sparizioni, di migliaia di oppositori politici, spesso sindacalisti o studenti universitari.

Per i tre, che hanno rinunciato al ricorso in Cassazione, la condanna al carcere a vita era arrivata con una sentenza dell’8 luglio di due anni fa da parte della Corte d’Assise d’Appello della Capitale. Si tratta del colonnello Rafael Francisco Ahumada Valderrama, del sottufficiale Orlando Vasquez Moreno e del brigadiere Manuel Vasquez Chahuan. Nei loro confronti il pg di Roma, Pietro Maria Catalani, ha inviato alle autorità cilene la richiesta di arresto provvisorio.

I militari cileni sono accusati in particolare della sparizione di Juan Josè Montiglio e di Omar Venturelli, entrambi di origini italiane. Montiglio è stato un militante del Partito Socialista. Studente universitario di Biologia e capo della “Guardia de Amigos del Presidente” (Gap), la scorta personale di Salvador Allende, venne arrestato l’11 settembre del 1973, giorno del golpe. Due giorni dopo venne fucilato, insieme ad altri collaboratori del presidente Allende, nel poligono di tiro a Peldehue. Alcuni resti ossei trovati in quel luogo hanno permesso l’identificazione con il Dna.

Venturelli era stato uno dei sacerdoti che aveva giudato i “mapuches” nell’occupazione delle terre regalate ai coloni europei e per questo venne sospeso “a divinis” dal vescovo Bernardino Piñera. Diventato professore all’Università Cattolica 3 di Temuco, si è consegnato il 25 settembre del ’73 presso la caserma Tucapel, dove è stato visto in vita da altri prigionieri fino al 10 ottobre, data in cui si presume sia stato ucciso.

Altri 21 militari, invece, sono in attesa dell’udienza davanti alla corte di Cassazione fissata per il prossimo 8 luglio, a due anni esatti dalla sentenza che aveva ribaltato il verdetto di primo grado (conclusosi con 8 ergastoli e 19 assoluzioni) disponendo 24 ergastoli. Tra le posizioni al vaglio della Suprema Corte anche quella di Jorge Nestor Troccoli, l’unico attualmente residente in Italia, ritenuto membro dell’intelligence uruguayana e legato al regime del suo Paese.

Nella maxi indagine della Procura di Roma, resa possibile grazie anche al lavoro svolto dalla Onlus 24marzo, sono finiti anche ex capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi segreti di Bolivia, Argentina, Cile, Uruguay e Perù, accusati del sequestro e dell’omicidio di 23 cittadini di origine italiana. Nella sentenza di appello i giudici hanno disposto il risarcimento nei confronti delle 47 parti civili costituite da stabilirsi in sede civile, fissando intanto una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro per la Presidenza del Consiglio dei ministri e di cifre comprese tra i 250mila euro e i 100mila euro per le altre parti civili.

(di Marco Maffettone/ANSA)