Prima sfida da leader per Conte, ora rebus ortodossi

Giuseppe Conte e Mario Draghi durante la cerimonia delle consegne a Palazzo Chigi nel febbraio scorso
Giuseppe Conte e Mario Draghi durante la cerimonia delle consegne a Palazzo Chigi nel febbraio scorso. ANSA/ ETTORE FERRARI/pool

ROMA. – “Hai notato qualche attacco su Fb dopo le parole di Conte? Nessuno”. Una fonte di primo piano del M5S da’ il senso dell’impronta del leader in pectore sul doloroso tasto della giustizia. Dopo l’intesa siglata dai 4 ministri in Cdm ci fu un’ondata di disapprovazione laddove le parole “soft” dell’ex premier hanno un effetto ben diverso sugli eletti.

Ma la prima sfida di Conte dopo l’accordo con Beppe Grillo per il nuovo corso è tutt’altro che superata: la prova d’appello sarà questa sera, alla congiunta dei gruppi che vedrà, di fatto, l’esordio dell’avvocato di fronte alla spigolosa platea dei parlamentari. La convocazione dell’assemblea, arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, calma parzialmente le acque all’interno dei gruppi.

A più di un parlamentare l’idea che Conte avesse intavolato una mediazione con il premier Mario Draghi senza ascoltare gli eletti non era piaciuta. E poi c’è da convincere il fronte degli ortodossi, ampiamente rappresentato in commissione Giustizia. Da quelle parti più che modifiche puntuali si punta a stravolgere una riforma che la relatrice Giulia Sarti aveva definito “una schifezza”.

Conte, nelle sue ultime uscite non a caso usato termini forti sul testo Cartabia. Era un modo, anche, per tenere unito il gruppo, come avrebbe spiegato – secondo fonti di governo – lo stesso Conte a Draghi nel corso dell’incontro. Operazione che resta difficile.

Mercoledì, a Montecitorio, decine di attivisti M5S scenderanno in piazza per dire “No” alla riforma Cartabia. Sono coordinati dal gruppo “Parola agli attivisti”, nato – come si legge su Fb – “dalla volontà di molti Attivisti di tornare a essere il cuore del M5S”.

Ma Conte di sfilare il M5S dal governo al momento non ne ha alcuna intenzione. La sua strategia è difendere le riforme simbolo – come il reddito di cittadinanza – da dentro l’esecutivo. E a Palazzo Chigi è anche piaciuto il sostegno che l’ex premier ha assicurato al titolare del Mite Roberto Cingolani, finito ormai costantemente nel mirino di buona parte del Movimento.

Una strategia, quella di Conte, che piace all’ala governista. E in serata, non a caso, arriva il placet di Luigi Di Maio. “Il M5S continuerà a porsi come una forza politica costruttiva, che vuole governare questo Paese”, scandisce il titolare della Farnesina definendo addirittura “dirimpente” l’evoluzione messa in campo da Conte con il nuovo Statuto.

Statuto che, nella prima settimana di agosto verrà votato – e plausibilmente approvato – dagli iscritti. Poi la Rete dovrà incoronare la presidenza Conte e la squadra di vicepresidenti, membri del Comitato di Garanzia e del Consiglio Nazionale.

Ma, secondo fonti ben informate nei Cinque Stelle, potrebbe avvenire solo alla fine di agosto. In questo modo Conte avrà più tempo per equilibrare le varie anime del Movimento nel suo organigramma e anche per organizzare, al rientro dalle vacanze, un evento di presentazione in grande stile. Da lì in poi il M5S entrerà subito in clima amministrative e Conte potrebbe mettere in campo un primo tour da leader “ufficiale” dei Cinque Stelle.

(di Michele Esposito/ANSA)