Compleanno di fine settennato per il Presidente Mattarella

Il Presidente Sergio Mattarella con Matilde Gioli, Silvia Avallone e Manuela Cricelli, al termine della celebrazione della “Giornata Internazionale della Donna”
Il Presidente Sergio Mattarella con Matilde Gioli, Silvia Avallone e Manuela Cricelli, al termine della celebrazione della “Giornata Internazionale della Donna”. (Ufficio Stampa Quirinale)

ROMA. – Giro di boa per Sergio Mattarella che venerdì 23 luglio compirà 80 anni. Una cifra tonda che si inserisce nell’ultimo anno del suo settennato al Quirinale e che precede di pochissimi giorni l’inizio del semestre bianco, cioè quel lasso temporale che costituzionalmente vieta ai presidenti della Repubblica lo scioglimento delle Camere.

Una norma che non piace a molti e che fu introdotta nel timore che un capo dello Stato si potesse avvalere del potere di scioglimento per favorire, attraverso elezioni politiche anticipate, la formazione di un Parlamento meglio disposto verso una sua eventuale rielezione. Rielezione della quale comunque si parla da tempo nonostante la convinzione del capo dello Stato che sette anni al Colle sia un lasso di tempo ben più che sufficiente.

Sarà un compleanno importante per il presidente che lo passerà al Quirinale in famiglia, con figli e nipoti e gli auguri dei suoi collaboratori. Che il presidente sia amato dai cittadini lo ha dimostrato lo scorso compleanno, diventato “trend topic” sui social con l’hashtag #auguripresidente. Una valanga di post ai quali lo stesso Mattarella ha risposto via twitter così: “Grazie alle cittadine e ai cittadini che hanno voluto esprimermi, attraverso i social, gli auguri per il compleanno”.

Non è ancora tempo di bilanci visto che il settennato si esaurirà solo nel gennaio 2022 ma è certo che in tempi di pandemia l’immagine collettiva del presidente non si fissa più sulle durissime trattative per far partire un governo – precisamente l’impensabile esecutivo giallo-verde Lega-M5s – dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018. O sul successivo governo giallo-rosso che confermò l’avvocato del popolo Giuseppe Conte alla guida di palazzo Chigi, questa volta con il Pd.

No, in questi ultimi 18 mesi i cittadini hanno metabolizzato immagini ben più evocative, scatti di una silenziosa dignità presidenziale. Come quella – drammatica nella solitudine che esprimeva – del presidente composto nel bagliore dei marmi del Vittoriano, risoluto nel voler celebrare la festa della Liberazione.

La gente ricorderà inoltre il famoso “fuori onda” dal Quirinale nel quale il capo dello Stato si aggiustava davanti alle telecamere i capelli bianchi più lunghi del solito perché anche lui, come tutti gli italiani, non poteva usufruire dei servizi di un barbiere.

Un presidente anziano – è nato a Palermo il 23 luglio del 1941 – che non ha perso contatto con lo scorrere del tempo, come dimostra l’acquisizione di una serie di opere di arte contemporanea e pezzi di design per tenere al passo lo splendore del Quirinale.

Il cattolico Mattarella si è dimostrato il più laico tra loro, sempre attento ai diritti civili, alle minoranze, e – in maniera inflessibile – al valore della scienza e della razionalità. Fu tra i primissimi ad annunciare, preoccupato dall’ondata no-vax, che si sarebbe vaccinato, naturalmente seguendo i tempi. E anche allora un’altra immagine si impresse nella memoria degli italiani: quella di un presidente quasi invisibile in una sala d’attesa dello Spallanzani, seduto tra tanti in attesa del proprio turno per l’iniezione.

Ottantanni ben portati quindi. Anche fisicamente. Un’energia che gli sta permettendo di governare anche la fase di ripresa post-pandemica. Con razionalità e prudenza, ma sempre consapevole che per qualunque capo dello Stato l’interruzione di una legislatura sarebbe certamente lecita ma altrettanto certamente traumatica. Ed ecco quindi la scelta solitaria di febbraio di chiamare Mario Draghi al Quirinale.

Troppo importante era la necessità di dare una guida autorevole all’Italia – con un esecutivo d’emergenza allargato a quasi tutto l’arco parlamentare – nel momento in cui l’Unione europea varava il Recovery fund. C’era la necessità di smentire quanti in Europa già parlavano della solita Italia inaffidabile.

E poi, è storia più recente, la sintonia con gli italiani in questa voglia di riscatto che hanno rappresentato gli europei di calcio più politici di sempre. La sua esultanza dagli spalti di Wembley è un pezzetto di storia da collocare accanto all’indimenticabile foto di Sandro Pertini che sull’aereo di Stato gioca a scopone con Dino Zoff, l’allenatore Bearzot e Franco Causio. Era il 1982 e gli azzurri erano i vincitori della coppa del mondo.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)