Effetto Covid-19: cresce l’altruismo degli italiani, più donazioni

Effetto Covid-19: aumenta altruismo e donazioni.
Effetto Covid-19: aumenta altruismo e donazioni.

ROMA. – La crisi dovuta al Covid-19 non ha intaccato l’altruismo degli italiani. Anzi, ne ha determinato una crescita. E’ infatti aumentata la percentuale (dal 20% a quasi il 30%) di chi nell’ultimo anno ha fatto donazioni a favore di organizzazioni del terzo settore, anche fra gli under 35. Sostegni che sono andati soprattutto ad interventi rivolti a contrastare i disagi sociali. Tuttavia aumenta, fra gli italiani, il pessimismo per il futuro e sembra “vacillare lo spirito di comunità dell’Andrà tutto bene”.

E’ quanto emerge dall’edizione 2021 della ricerca “Gli italiani e la solidarietà ai tempi del coronavirus” promossa dal Comitato Testamento Solidale e resa nota oggi in occasione dell’odierna Giornata Internazionale del Lascito Solidale. Il 13% del campione (era il 6% un anno prima) ha scelto una onlus per dare un contributo all’emergenza virus. Mediamente la donazione si attesta intorno ai 90 euro annuali.

I giovani si mostrano più altruisti: negli ultimi due anni, dichiara di aver fatto almeno una donazione, il 46% del campione, con un picco di crescita tra i 25 e 39 anni, che registra un +9% nel 2020. In generale, il 70% degli italiani ha fatto una donazione ad un ente benefico nel corso della vita; di questi ben il 30% ha supportato nell’ultimo anno iniziative di contrasto dovuta al virus (era il 20% nel 2020).

Il settore del non profit si conferma uno degli attori su cui viene posta maggiore fiducia per uscire dalla crisi post-pandemica: per il 63% questo settore ha dato un contributo positivo nella società, seguite da PMI (45%), amministrazioni locali (41%) e dall’Europa che con il 41% è il soggetto che cresce di più rispetto al 2020 quando si attestava sul 31%.

Tra le cause più sostenute con le donazioni nell’ultimo anno, spicca la ricerca medico-scientifica col 37% (comunque in calo, era al 44% nel 2020), seguono le persone in stato di bisogno (24% contro il 21%), il contributo contro la fame e la povertà nel mondo (20% contro 19%). Queste tre cause sono anche indicate come priorità da sostenere in futuro.

L’indagine mostra poi che gli italiani sono più preoccupati per il futuro rispetto ad un anno fa: solo il 29% ha una prospettiva ottimistica a fronte di un 33% che pensa invece ad un peggioramento delle condizioni generali (+4% rispetto al 2020). Gli ottimisti raggiungono il 59% tra chi ha una situazione personale positiva, il 41% tra chi fa volontariato attivo, il 37% tra chi ha fatto una donazione nell’emergenza.

Fra i pessimisti, le donne (38%), gli over 50 (37%), chi vive al Nord (38%, contro il 29% di chi vive al Centro-Sud). Negativa la visione collettiva ma sul piano del privato, l’andamento è diverso: il 29% (+4% rispetto ad un anno fa) cresce la prospettiva personale positiva; a vedere nero è il 25% (contro il 30%). L’ottimismo raggiunge il 40% fra gli under 30 e il 41% tra chi fa volontariato.

Crescono le adesioni a predisporre un lascito testamentario o chi ha intenzione di farlo: tra gli ultracinquantenni sono il 22%, +10% in tre anni. Il 73% sa di cosa si tratta e la percentuale aumenta di ben 10 punti (83%) tra gli over60. Tuttavia, si riduce la propensione a fare testamento. Il 17% dichiara di averlo già fatto o di averne intenzione (era il 21% nel 2020), percentuale che sale (27%) tra gli over70.

Cresce anche il numero di quanti escludono di farlo (dal 34% del 2020 al 42% del 2021). Fra le resistenze dei luoghi comuni: lo fa chi è ricco, chi non ha figli. Solo il 13% ritiene che il lascito solidale sia un gesto alla portata di tutti, a prescindere dal patrimonio e dallo stato civile.

La ricerca è stata realizzata da Walden Lab, dal 17 al 21 giugno 2021, su un campione rappresentativo composto da 1.015 persone di età compresa fra i 25 e 75 anni. Del Comitato Testamento Solidale fanno parte 24 organizzazioni non profit; fra cui, ActionAid, Ail, Associazione Luca Coscioni, Amnesty International, Amref, Cbm, Greenpeace, Fondazione Umberto Veronesi, Unicef.