Iea: con tagli CO2 previsti piú 2,1 gradi riscaldamento

Ciminiere industriali emettono gas serra.

ROMA.  – I tagli alle emissioni di gas serra promessi dagli stati dell’Onu nel 2015, quando hanno firmato l’Accordo di Parigi, non permettono di raggiungere neppure l’obiettivo minimo dell’Accordo, quello dei 2 gradi di riscaldamento sopra i livelli pre-industriali.

Ma neppure i nuovi impegni di decarbonizzazione presi di recente dai paesi più industralizzati, come Stati Uniti e Unione europea, sono sufficienti. Anche se venissero attuati (ed è tutto da vedere), nel 2100 le temperature medie salirebbero comunque di 2,1 gradi rispetto alla metà dell’Ottocento.

Insomma, il mondo non sta facendo abbastanza per combattere il riscaldamento globale. E a dirlo oggi non è Greta Thunberg, ma l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), organismo dell’Ocse.  “Non stiamo investendo abbastanza per soddisfare le future esigenze energetiche”, ha commentato il direttore esecutivo dell’Iea, Fatih Birol. A suo avviso serve “una spinta maggiore verso investimenti in energie pulite. Ma questo occorre che accada presto”.

Il rapporto annuale dell’agenzia, il World Energy Outlook, diffuso oggi, certifica che, con gli impegni di decarbonizzazione presi a Parigi sei anni fa, le temperatura globali saliranno di 2,6 gradi al 2100. Che gli Ndc del 2015 (Nationally Determined Contributions) non fossero sufficienti, lo si sapeva da tempo, anche se oggi la Iea ha dato un numero preciso.

Per questa ragione, gli stati più ricchi, quelli che possono permettersi grossi investimenti per decarbonizzare, negli ultimi tempi hanno annunciato impegni più stringenti.

Paesi come Usa, Gran Bretagna, Unione europea, Giappone e Canada, che insieme rappresentano il 45% del pil mondiale, si sono impegnati a riduzioni delle emissioni di gas serra adeguate a mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi  dai livelli pre-industriali, l’obiettivo massimo dell’Accordo di Parigi. La Ue in particolare ha promesso per il 2030 un taglio di emissioni del 55% rispetto al 1990.

Il problema è che lo stesso impegno non l’hanno presso grandi economie emergenti come Cina e India, che non hanno le risorse per passare subito alle rinnovabili.  E senza di loro, l’impegno globale per la decarbonizzazione non è sufficiente. Così, anche se i nuovi impegni dei paesi ricchi venissero attuati, al 2100 le temperature medie salirebbero comunque di 2,1 gradi.

Il mese prossimo, la conferenza annuale dell’Onu sul clima, la Cop26 di Glasgow, dovrà decidere proprio l’aggiornamento dei target di decarbonizzazione dei singoli stati. Ma secondo il World Energy Outlook dell’Iea, le premesse non sono buone.

Nonostante l’installazione di impianti solari ed eolici si rafforzi sempre di più, il consumo mondiale di carbone sta crescendo con forza quest’anno, spingendo le emissioni di anidride carbonica CO2 verso il loro secondo maggiore incremento della storia.

(di Stefano Secondino/ANSA).