Papa Francesco ai cattolici riuniti a Taranto: “Più coraggio per uscire dalla crisi”

Papa Francesco verso l'Udienza Generale svoltasi nell'Aula Paolo VI. (ANSA)
Papa Francesco verso l'Udienza Generale svoltasi nell'Aula Paolo VI. (ANSA)

CITTÀ DEL VATICANO. – Speranza, coraggio e solidarietà. Sono le parole d’ordine con cui si è aperta a Taranto la Settimana Sociale dei cattolici italiani, l’iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana su ambiente, lavoro e futuro. Non è un caso che, per ospitare l’evento, sia stata scelta proprio la città dei due mari, definita dallo stesso papa Francesco “simbolo della speranza e delle contraddizioni del nostro tempo”.

Per quattro giorni ministri, esperti e religiosi si confronteranno sui temi proposti dall’agenda fino alla giornata conclusiva di domenica nella Concattedrale cittadina. Ad aprire i lavori è stato lo stesso papa Francesco che, in un messaggio, ha lanciato un appello ai cattolici italiani ad avere “più coraggio” per uscire “dalla crisi generata dal Covid”.

“Non possiamo rassegnarci e stare alla finestra a guardare – le sue parole -, non possiamo restare indifferenti o apatici senza assumerci la responsabilità verso gli altri e verso la società. La pandemia ha scoperchiato l’illusione del nostro tempo di poterci pensare onnipotenti, calpestando i territori che abitiamo e l’ambiente in cui viviamo. Per rialzarci dobbiamo convertirci a Dio e imparare il buon uso dei suoi doni, primo fra tutti il creato. Non manchi il coraggio della conversione ecologica, ma non manchi soprattutto l’ardore della conversione comunitaria”.

“Abbiamo bisogno di speranza”, ha detto il Pontefice invitando ad ascoltare il “desiderio di vita”, la “sete di giustizia”, e l’ “anelito di pienezza che sgorga dalle comunità colpite dalla pandemia”. Poi, a sorpresa, ha anche inviato un video-messaggio, girato con uno smartphone, in cui ha voluto ringraziare i giovani ribadendo l’invito all’audacia e alla “voglia di riscatto” per un pianeta in cui “ambiente, lavoro e futuro non siano in contrapposizione tra loro, ma in piena armonia”.

Al convegno è arrivato anche il messaggio di saluto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha individuato nella solidarietà, valore fondante della Carta Costituzionale, la chiave per la ripartenza dalla crisi. “La pandemia – ha detto – è stata, ed è tuttora, una prova molto dura. Ha evidenziato i nostri limiti e le contraddizioni del modello di società che abbiamo costruito.

Al tempo stesso ha messo in luce il senso profondo di una comunità di destino come la nostra, restituendo valore alle cose che hanno valore. L’egocentrismo è uscito sconfitto da una vicenda in cui la solidarietà si è affermata come chiave per affrontare e risolvere i problemi, per sostenere lo sviluppo pieno della personalità umana, a partire dalla difesa della vita”.

Il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha voluto invece soffermarsi sull’importanza della dignità umana e del bisogno di giustizia civile e sociale. “La persona umana – ha detto nel suo discorso alla platea – non si può sfruttare, non si può mercificare e non si può uccidere. Nessuna ragione economica può legittimare qualsiasi forma di schiavitù fisica o morale di un uomo, di una donna o di un bambino”.

Bassetti ha voluto anche soffermarsi sulle cosiddette morti bianche dicendosi “profondamente amareggiato e deluso per i troppi incidenti che avvengono nell’ambito del lavoro…per non dire dei feriti”. “Come vorrei che da qui – gli ha fatto eco il padrone di casa, l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro – noi dessimo un segnale di apertura che racconti un futuro possibile: qui la speranza è precaria come il lavoro, qui l’inquinamento ha intossicato le coscienze prima ancora che l’aria, la terra e il mare”.

(di Domenico Palesse/ANSA)