Elezioni Comites, Rossi: “Valorizzare l’italianità”

Michele Rossi

MADRID – Lo considera un passaggio naturale; probabilmente una svolta obbligata. La partecipazione ai Comites, qualora fosse eletto, rappresenterebbe la conclusione logica di un cammino iniziato, insieme a tre amici di lunga data, con la fondazione della “Asociación de Emiliano Romagnoli en España”. Michele Rossi, giovane professionista residente da anni a Madrid, ha spiegato così la sua decisione:

– Ho sempre considerato necessario valorizzare l’italianità, da qui il mio desiderio di fare qualcosa in questo senso. Ho iniziato con la “Asociación de Emiliano Romagnoli en España”. Ma questa, essendo di carattere regionale, è espressione di un gruppo ristretto di cittadini. Il Comites, invece, rappresenta la nostra Collettività. È l’organismo che fa da “liaison” tra comunità e istituzioni italiane in Spagna.

Detto ciò, dopo una breve pausa riflessiva, ha elencato altri motivi che lo hanno spinto ad integrare la lista “Italiani Democratici Madrid”. Innanzitutto, “l’opera persuasiva di Andrea Lazzari, il capolista”.

–  Ha voluto fortemente che io fossi parte della sua lista – ha confessato -. Mi ha illustrato il programma o, comunque, gli obiettivi che si riassumono in sei punti molto chiari. L’idea ha cominciato ad interessarmi. Poi, ho visto chi sarebbero stati i compagni d’avventura. Ed allora mi sono sentito contento d’essere stato preso in considerazione.

Ha sottolineato che la lista “Italiani Democratici a Madrid” non solo è paritaria, in quanto costituita da 8 uomini e 7 donne, ma è anche formata da persone di un certo spessore culturale e formazione professionale. Quindi, ribadisce, il suo “interesse nel valorizzare l’italianità”, italianità, aggiungiamo noi, interpretata, nei processi d’integrazione, come contributo alla ricchezza culturale della società in cui si vive, si lavora, e si cresce intellettualmente.

– Quanto ha inciso nella tua decisione l’orientamento progressista degli integranti della lista… insomma, gli interessi e le comuni illusioni?

– Ha inciso – ha ammesso -, ma non troppo. Mi ha convinto il programma che mi è stato presentato. Ovviamente ha inciso anche la qualità intellettuale delle persone che mi accompagnano. Per quanto mi riguarda, nonostante abbia ovviamente un’orientazione ideologica, tendo normalmente ad agire non solo in funzione di essa.

 

Commissione Osservatorio Italia

I programmi delle liste in lizza in questa competenza elettorale rispondono essenzialmente alla visione che ognuna ha della comunità e delle sue esigenze; necessità queste che, in un territorio così vasto come la Circoscrizione Consolare di Madrid, tendono a variare da regione a regione. È per questo che chiediamo:

– A tuo avviso, quali credi che siano le esigenze della nostra Comunità in questo momento?

La risposta è stata immediata, accompagnata da un sorriso:

– I sei punti del nostro programma, a mio avviso, rappresentano un ottimo riassunto di quelle che riteniamo siano le necessità dei connazionali.

Quindi ha proseguito:

– All’interno della lista, abbiamo costituito delle commissioni. Ognuno di noi si occuperà di un tema specifico. Per esempio, io integrerò la “Commissione Osservatorio Italia”. Questa, qualora fossimo eletti, lavorerà per instaurare una stretta relazione con tutte le associazioni regionali e no. Vale a dire, con le associazioni sportive, i vari circoli, i centri culturali, ecc.

Ha spiegato che si tratta di tessere una rete di relazioni con tutte quelle che sono le espressioni di italianità sul territorio

– Ce ne sono tante – ha assicurato -. Alcune sono conosciute, tante altre non ancora. Ce ne saranno di reticenti o che, comunque, non hanno mai preso in considerazione l’idea di avviare un dialogo o una collaborazione con il Comites. Sarà nostra responsabilità far capire qual è il ruolo dell’organismo e la sua importanza; avvicinare le espressioni di italianità e persuaderle ad avviare una relazione nel mutuo interesse.

 

Una comunità variegata

Alla nostra richiesta di fare una fotografia della comunità italiana in Spagna, ha risposto:

– È innanzitutto molto variegata. Si va dal connazionale che è in Spagna da 30 e più anni al giovane appena arrivato. Oggi il flusso migratorio è considerevole. La nuova immigrazione è molto diversa da quella di qualche decennio fa.

– Ieri si partiva con la valigia di cartone, oggi con il trolley e il portatile; ieri erano nella stragrande maggioranza lavoratori con poca educazione scolastica, oggi sono giovani professionisti, scienziati, ricercatori, manager…

– In effetti… – ha coinciso per poi proseguire:

– Credo che la nostra comunità sia molto frammentata… o, comunque, meno disposta ad unirsi. C’è anche da dire che la Spagna è un paese molto accogliente. È facile inserirsi nel suo tessuto socioculturale. Conseguentemente, non si sente la necessità di incontrarsi con altri italiani. Vengono a mancare gli stimoli. C’è, a volte, anche il desiderio di tagliare i ponti con il proprio passato e la volontà di costruire una nuova vita.

– Credi che il Comites possa diventare un vero punto di riferimento per la nostra comunità?

– Sì, ma dovrà fare un grosso lavoro – ha ammesso -. Paradossalmente ci sono tantissimi italiani che vivono all’estero da tanto tempo ma che non sanno, o non riescono a capire, cosa sia il Comites e quali funzioni svolga. Credo sia necessaria una campagna di promozione d’immagine, perché, comunque, anche chi conosce il Comites potrebbe considerarlo un organismo obsoleto, dalle connotazioni puramente politiche. O, potrebbero esserci persone un pochino avulse da quello che è il contesto sociale della Comunità.

Ha commentato che, a suo avviso, “è fondamentale interagire con tutte le realtà” e, attraverso la proiezione di una nuova immagine ed un nuovo progetto, riuscire a conferire all’istituzione un ruolo accentratore. Ovvero, che tutti i connazionali possano capire, indipendentemente dalla loro appartenenza ad un’associazione culturale o regionale o a un qualunque circolo, che, sia detto tra virgolette, al di sopra esiste un organismo che li tutela, che è in grado di aiutarli e che rappresenta l’ultimo passaggio prima di arrivare alle istituzioni.

– Il Comites ha funzioni ben precise. Credi che si possa andare oltre? Che possa, ovviamente in maniera intelligente, varcare i limiti che la legge impone?

– Mah, secondo me – ha confessato -, ci sarebbe bisogno di un pochino di apertura, soprattutto da parte delle nostre istituzioni, in particolare le consolari e diplomatiche. Ora, per come io interpreto non solo le funzioni del Comites ma anche quelle di qualsiasi altro organismo della comunità, non vedo per quale motivo non possa essere proattivo… non vedo perché il Comites non possa pensare di andare un po più in là delle proprie funzioni… qualora considerasse che ce ne fosse bisogno.

– Dopo il trattato bilaterale tra Francia e Spagna sulla doppia cittadinanza, si è creata una corrente d’opinione a favore di un accordo simile anche tra Spagna e l’Italia. Pensi che un Comites potrebbe farsi eco di questo desiderio?

– Hai toccato un argomento che è assolutamente attuale e appartiene ai sei punti sui quali si basa il programma della nostra la nostra lista “Italiani Democratici Madrid” – ha risposto -. Ci prodigheremo in quel senso. Faremo sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica, nell’ambito della nostra comunità e in seno alle nostre istituzioni. Dovremo far capire, non solo a quelle italiane, quanto sia necessario, per una piena integrazione nel paese, che ci siano riconosciuti i diritti politici. E contribuire, nel limite delle nostre possibilità, al dialogo già in atto tra Italia e Spagna. Perché? Perché la Comunità italiana in Spagna è in continua ascesa e, oggettivamente, pensiamo che abbia diritto ad inserirsi nel tessuto sociale del paese, con gli stessi doveri ma anche con gli stessi diritti di qualunque cittadino spagnolo. Soprattutto che una persona che desideri esercitare i diritti politici non sia obbligata a rinunciare alla propria nazionalità per farlo.

Per concludere, ha ribadito che, quando si parla di Comites di Madrid, ci si riferisce a tutta la comunità della Circoscrizione Consolare di riferimento: dalla “Comunidad” di Extremadura a quella di Andalusia, dalla “Comunidad” di Cantabria a quelle di Asturias, Paese Basco, Navarra, Galizia, Castiglia León e via di seguito

– Insomma – ha commentato -, possiamo effettivamente essere un organo di rappresentanza di moltissimi italiani che vivono anche in contesti sociali e cittadini diversi da quello di Madrid…

Mauro Bafile