‘L’Umanità in cammino’, prima mostra nella Biblioteca Vaticana

Slide copertina della mostra "Tutti. Umanità in cammino" presso la Biblioteca Vaticana.
Slide copertina della mostra "Tutti. Umanità in cammino" presso la Biblioteca Vaticana.

CITTÀ DEL VATICANO. – Quando Papa Francesco l’ha visitata, venerdì scorso, primo ospite d’onore, è rimasto colpito dal modo in cui le opere – cartografie, mappe e costellazioni -, parlano con grazia e saggezza delle migrazioni, della custodia dell’ambiente, dei temi umani e sociali urgenti tratteggiati nella sua enciclica “Fratelli tutti”.

Soffermandosi sulle opere intitolate semplicemente “Migrazioni”, ha ripensato alla sua Argentina, e confidandosi con il giovane artista Pietro Ruffo, l’ha rievocata come “modello, un tempo, di immigrazione e di integrazione seppur tra tante difficoltà”.

Ma la mostra “Tutti. Umanità in Cammino”, da oggi aperta al pubblico, prima esposizione in tutta la cinquecentenaria storia della Biblioteca apostolica vaticana promossa dalla stessa istituzione, non è solo il felice risultato di un dialogo vivo tra le opere di Ruffo, alcune delle quali ispirate proprio dalla “Fratelli tutti”, e il patrimonio ora non più statico della Biblioteca dei Papi; è da oggi anche un nuovo sorprendente contenitore in cui rivivono reperti straordinari quasi magicamente risorti dagli archivi e dai magazzini impolverati e ricchissimi di una istituzione nata nel 1590, ricca di 150mila manoscritti, centinaia di incunaboli, monete, medaglie, incisioni e divenuta fin dagli esordi così celebre nel mondo da aver subito persino i saccheggi di Napoleone.

Tra i manufatti rari ora visibili, ci sono ad esempio l’eccezionale planisfero stampato su carta cinese applicata su tela datato 1634, opera del gesuita tedesco missionario in Cina, Johann Adam Shall von Bell, che lo compose corredandolo di didascalie in ideogrammi e per questo, spiega il commissario straordinario dell’esposizione, don Giacomo Cardinali, “utilizzando sistemi di riferimento occidentali e sistemi di riferimento orientali, costituisce una eccezionale carta-vocabolario che si può leggere in tutte e due le parti, una sorta di ‘meticciato scientifico’ che diviene quasi un dizionario del mondo e in cui i ruoli si invertono così che non si sa più chi porti la civiltà a chi”.

Per l’allestimento sono emersi poi pezzi preziosi come astrolabi del XVI secolo, “carte d’etudes”, carte teologiche, una “carta apologo” ispirata a Menenio Agrippa, e ancora, “carte morali” come la “Civitas Veri sive morum”. In questo viaggio tra carte e mappe che raccontano mondi reali e mondi immaginari, le opere di Ruffo si inseriscono senza discontinuità dando corpo al messaggio del Pontefice.

“La contemporaneità – spiega il cardinale José Tolentino de Mendonca, Archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa illustrando alla stampa le ragioni dell’iniziativa – abbisogna di nuove mappe. E che cosa sono le mappe se non come propone Didi-Huberman, un modo diverso di organizzare la conoscenza? Nel suo deposito libraio e artistico, la Biblioteca apostolica possiede una straordinaria collezione di mappe. Siamo tornati a guardarle, ma a partire dalla visione cui ci sfida il magistero di Francesco. I verbi connettere e dialogare ci hanno orientato a un esercizio concreto di dialogo”.

“Siamo così entrati in contatto – continua – con l’artista Pietro Ruffo, che al cuore della sua opera ha posto la problematizzazione dell’idea di mappa. Ruffo opera una sorta di sovrapposizione fra le mappe del passato e i temi umani del presente, convocandoci in tal modo a una riflessione che presenta molti punti di prossimità con la Laudato Si’ e la Fratelli tutti”.

“Un aspetto straordinario – fa notare da parte sua don Cardinali – è che nelle cartografie di Ruffo i confini geografici non tengono nulla proprio a significare che l’umanità da sempre nella storia deborda e dunque i confini si fanno labili se non inesistenti”. Uno degli aspetti più poetici e allo stesso tempo più politici della nuova avventura espositiva della Vaticana che più sono piaciuti allo stesso Papa.

(di Nina Fabrizio/ANSA)