Editoriale – Il monito del presidente Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, legge la dichiarazione nel suo ufficio al Quirinale.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

“Ogni Parlamento è tempio di democrazia”. Sagge parole. Sono il riflesso di una profonda vocazione democratica. Le ha pronunciate il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’austero “Salón de Plenarias” del “Congreso de Diputados”, durante la sua visita di Stato in Spagna.

Le parole del capo dello Stato, attento all’evolvere della realtà italiana, sono state un monito severo ai politici del nostro Paese. Il Parlamento italiano, a breve, dovrà esprimersi sulla personalità che sostituirà il presidente Mattarella. Ed approvare provvedimenti importanti per assicurare la trasformazione del Paese nell’era post-Covid. Appuntamenti impegnativi, nei quali si decideranno sia gli equilibri politici, sia il destino dei fondi Next Generation. Un’occasione unica per mostrare la maturità di chi occupa gli scranni del Parlamento.

Sarebbe comunque un errore circoscrivere le parole del capo dello Stato all’ambito italiano. Esse sono anche un richiamo a coloro che alimentano rigurgiti autocratici nel contesto europeo e fuori di esso.

Il Parlamento, per il presidente Mattarella, è il luogo in cui il “confronto fra diverse visioni vi trova posto, in vista di una sintesi orientata al bene comune. Un confronto che è essenza della democrazia e affermazione dello Stato di diritto, perché iscritto entro i limiti e le garanzie della Costituzione. Punto di incontro di tutti i cittadini e – al tempo stesso – punto di partenza per garantire pace sociale, benessere e sviluppo”.

Il Parlamento, quindi, va difeso dalle pulsioni di chi s’inclina per le “democrazie elettorali” sotto le cui vesti si mimetizzano le autocrazie. Esempi non mancano.

La retorica populista, che sta conquistando spazi ampi anche nelle democrazie avanzate, è motivata dal rigetto alle istituzioni rappresentative. Privilegia il vincolo diretto tra leader e popolo. Trova terreno fertile nella disaffezione verso le istituzioni democratiche, alimentata, a volte, con polemiche sterili che favoriscono l’inefficacia della politica. Cresce, così, la valutazione positiva verso forme di Stato “caudillescas”, ritenute più efficienti e trasparenti.

Le “democrazie elettorali” travolgono gli organi costituzionali, li spogliano della loro autonomia e indipendenza, e le assoggettano all’autocrate di turno. Questi, forte della centralità del potere, trova legittimazione nell’adesione popolare espressa attraverso le elezioni politiche a suffragio universale. Elezioni il cui risultato è conosciuto ancor prima dello spoglio dei voti, ma necessarie per dare una parvenza di democrazia e una patina di legalità nel contesto internazionale.

In America Latina la “democrazia elettorale” e le correnti autocratiche, figlie del populismo e della demagogia, trovano forza nella debolezza delle istituzioni. Esempi manifesti e incontestabili sono Nicaragua e Venezuela.

Le parole del presidente Mattarella, dunque, sono un ammonimento.

“Ogni Parlamento è tempio di Democrazia” e, in esso, “risiede la libertà di un popolo”. Per questo, va difeso con zelo per evitare che, come accaduto in Venezuela e in Nicaragua, diventi strumento di un autocrate. È facile cedere ai canti delle sirene. Difficile è riconquistare la libertà e restituire al Parlamento il suo ruolo e la sua centralità come effettiva espressione della sovranità del popolo.

Mauro Bafile