Bankitalia: in 10 mesi creati 600mila posti di lavoro

Operai edili al lavoro. EPA/DAREK DELMANOWICZ POLAND OUT

ROMA. –     Il recupero dell’occupazione dipendente prosegue anche se sbilanciato verso quella maschile e le aree più sviluppate del Nord: nei primi 10 mesi dell’anno – secondo quanto emerge dal Bollettino di Bankitalia e del Ministero del Lavoro “Il mercato del lavoro: dati e analisi” – sono stati creati 603mila posti, un dato superiore rispetto al 2019 di 192mila unità (erano 411mila) e di quasi 500mila rispetto al 2020 (erano 105mila) anno colpito dalle prime ondate della pandemia da Covid 19.

La crescita quest’anno ha attutito l’impatto dello sblocco dei licenziamenti (dal primo luglio per gran parte del settore industriale, dal primo novembre per gli altri settori) con appena 59mila contratti cessati con questa causale tra settembre e ottobre, il 37% in meno rispetto agli stessi mesi del 2019. Nei primi 15 giorni di novembre si evidenza un aumento dei licenziamenti nei settori in cui il blocco è scaduto il 31 ottobre (servizi e industria tessile) ma comunque il tasso “non si è discostato dai livelli precedenti la pandemia”.

La creazione di posti di lavoro è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo  determinato con 459mila posti creati (attivazioni nette) nei primi 10 mesi dell’anno mentre il saldo complessivo delle posizioni  permanenti dall’inizio dell’anno rimane all’incirca sugli stessi livelli del 2020 (182mila posti creati nei primi 10 mesi del 2021 a fronte dei 170mila nello stesso periodo del 2020).

L’occupazione femminile dopo essere stata penalizzata nella prima fase della pandemia anche dagli accresciuti carichi familiari a gradualmente recuperato nel corso del 2021, ma soprattutto  grazie a contratti di lavoro temporanei. Tra le donne oltre l’82% dei posti di lavoro creati nel 2021 erano a termine  a fronte del 72% tra gli  uomini.

Il processo di creazione di posti di lavoro si è concentrato nelle regioni centro-settentrionali, rallentando  invece in quelle meridionali: tra settembre e ottobre le assunzioni a  tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono rimaste ancora inferiori rispetto al periodo pre-pandemia,  mentre al Centro Nord sono aumentate a ritmi lievemente superiori. Nei primi dieci mesi dell’anno il Bollettino ha registrato anche un aumento delle dimissioni con 777mila cessazioni volontarie (+5,4% sul 2019).

La spiegazione secondo Bankitalia va ricercata nella paura del contagio ora che si è ridotto il ricorso allo smart working, ma soprattutto nella maggiore fiducia nella possibilità di trovare un nuovo posto di lavoro dovuta alla ripresa economica.

L’Inps  ha pubblicato i dati sui beneficiari di politiche attive del lavoro nel 2020 che sono stati nel complesso oltre 2,9 milioni grazie all’ampio utilizzo di Decontribuzione Sud, (1,8 milioni), una misura che, concessa a partire dal mese di ottobre 2020, prevede un’agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate del Paese e  spetta a tutti i rapporti di lavoro, instaurati e instaurandi.

Guardando alle politiche passive nel 2020  sono stati oltre 1,7 milioni i beneficiari di Naspi (- 4,6% sul 2019) con una contrazione  riconducibile al blocco dei licenziamenti economici disposto fin dai primi mesi dell’anno a fronte della pandemia. I trattamenti di DIS-COLL (la disoccupazione del collaboratori) nel 2020 sono stati 20.292 (+ 28,2%) mentre i trattamenti di disoccupazione agricola sono stati 544.433, (-1,1%).