Runner afroamericano ucciso in Usa, tre bianchi colpevoli

Fermo immagine del video shock sull'uccisione a fine febbraio di Ahmaud Arbery.
Fermo immagine del video shock sull'uccisione a fine febbraio di Ahmaud Arbery. (Ansalatina)

WASHINGTON.  – Questa volta la giuria, quasi tutta bianca come i tre imputati, non fa sconti sull’ omicidio di Ahmaud Arbery, il 25/enne runner afroamericano freddato nel febbraio 2020 per il sospetto infondato che fosse un ladro mentre faceva jogging nella cittadina di Brunswick, in Georgia.

Un caso che infiammò le proteste non solo negli Usa ma anche nel mondo, poco prima dell’uccisione di George Floyd a Minneapolis.

Dopo solo un giorno e mezzo di camera di consiglio, i giurati hanno raggiunto il verdetto, ritenendo colpevole di omicidio volontario e di tutti gli altri capi di imputazione Travis

McMichael, 35 anni, l’uomo che ha sparato, e di concorso negli stessi reati il padre Greg (65), un ex poliziotto, e il vicino di casa William Bryan (51). Ora rischiano l’ergastolo.

La decisione è stata accolta con soddisfazione in particolare dalla comunità afroamericana, mentre Joe Biden ha sottolineato che se da un lato “il verdetto assicura che chi ha commesso quel crimine orribile sia punito”, dall’altro l’uccisione di Arbery “è un segnale devastante di quanta strada ancora dobbiamo fare in questo Paese nella lotta alla giustizia razziale”.

La conclusione del processo arriva a meno di una settimana dal verdetto a favore del diciottenne bianco Kyle Rittenhouse, che ha fatto visita a Donald Trump a Mar-a-Lago poco dopo essere stato assolto dall’accusa di aver ucciso con un fucile d’assalto due manifestanti anti razzisti a Kenosha,  Wisconsin. Lì era passata la tesi della legittima difesa, ma nel processo in Georgia non ha retto alla ricostruzione dei fatti.

Arbery è stato ammazzato mentre era uscito per fare running nel suo quartiere. Quando lo hanno visto passare davanti a casa, Gregory McMichael e suo figlio Travis hanno preso le loro armi, un revolver Magnum 357 e un fucile, sono saliti sul loro pickup e lo hanno inseguito. Nel frattempo un vicino, William “Roddie” Bryan, si univa a loro filmando la scena, compresi i colpi sparati da Travis quando Arbery, ormai bloccato, tentò di afferrare l’arma.

Un video che è saltato fuori solo nel maggio successivo, senza che nel frattempo i tre fossero indagati o incriminati. Gli imputati hanno raccontato durante il proceso di sospettare che il giovane avesse rubato in una casa in costruzione e di volerlo trattenere sino all’arrivo della polizia. Insomma, si sono presentati anche loro come “vigilantes” in aiuto delle forze dell’ordine, al pari di Rittenhouse. Prima di autoricusarsi per i legami con i due sospetti, due procuratori avevano invocato la legge statale che giustifica la caccia ad un sospetto e l’autodifesa.

“Quegli uomini erano vigilanti e hanno compiuto un linciaggio moderno in pieno  giorno”, aveva denunciato l’avvocato della difesa. “E’ stato ucciso a sangue freddo”, aveva accusato l’allora candidato dem alla Casa Bianca Joe Biden, chiedendo una “indagine rapida, completa e trasparente”.

“Fare ginnastica essendo nero non dovrebbe essere una sentenza di morte”, gli aveva fatto eco la senatrice Kamala Harris. Era sceso in campo pure la leggenda dell’Nba LeBron James: “Siamo letteralmente oggetto di caccia ogni giorno, ogni volta che facciamo un passo fuori dal comfort delle nostre case! Non possiamo nemmeno fare jogging, accidenti!”.

Ma oggi il reverendo Al Sharpton, uno dei massimi leader della comunitá afroamericana, puó affermare che il verdetto dimostra che “le vite degli afroamericani contano”, come recita il nome dell’organizzazione “Black lives do matter” che si batte per i diritti della comunitá black.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA).