Quirinale: dibattito costituzionalisti, anche i positivi votino

Un momento della prima votazione per eleggere il presidente della Repubblica nell'Aula della Camera
Un momento della prima votazione per eleggere il presidente della Repubblica nell'Aula della Camera, Roma, 29 gennaio 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Non consentire ai grandi elettori positivi o in quarantena di non prendere parte all’elezione del Presidente della Repubblica, come domenica ha annunciato il presidente Fico, fa storcere il naso a diversi costituzionalisti. Dal mondo dei giuristi arriva la richiesta di permettere il voto a questi grandi elettori, o grazie alla tecnologia o predisponendo loro percorsi protetti che evitino contatti.

Quello che non convince è il paragone fatto domenica da Fico tra i positivi e gli assenti per malattia delle precedenti elezioni presidenziali: “Che il presidente Fico paragoni questa pandemia ad una influenza è un modo di banalizzare la questione” dice Salvatore Curreri, docente di Diritto Parlamentare che suggerisce il voto a distanza. “Questo tema fu sollevato all’inizio della pandemia, e ci dissero che non era possibile perché l’attività parlamentare implica la discussione, che non può essere svolta a distanza. Nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica siamo dinanzi a una votazione”.

Il Parlamento in seduta comune è un semplice seggio, quindi “l’obiezione che impediva il voto a distanza si ridimensiona notevolmente”. “La differenza tra l’attuale situazione e le precedenti elezioni del Presidente della Repubblica – osserva Giovanni Guzzetta, docente a Roma 2 – consiste nel fatto che nelle precedenti volte la scelta se partecipare o meno al voto era dell’interessato; in questo caso l’interessato non ha possibilità di scelta, ancor più per i positivi asintomatici, per i quarantenati che non sono nemmeno malati”.

Per aggirare le obiezioni tecniche sul voto elettronico o su quello nelle prefetture, Guzzetta propone: “la predisposizione di percorsi specifici, di luoghi dove i parlamentari positivi o in quarantena possono sostare e dormire. Naturalmente occorre una norma urgente che le Camere dovrebbero chiedere al Governo di emanare”.

Una soluzione, quella di luoghi fisici protetti che consentano il voto ai positivi, perorata anche da Francesco Clementi, docente di Diritto pubblico a Perugia che insiste sul “diritto di voto” di tutti i parlamentari, anche i no vax: “Il quorum fissato dalla Costituzione – osserva – determina un dovere e un diritto. Il dovere di proteggere il mandato parlamentare dei deputati, che nell’elezione del Capo dello Stato contiene una dimensione costituzionale più rilevante, una funzione Repubblicana. E il dovere implica il diritto dei grandi elettori di poter votare”.

Anche per Clementi serve una norma, in un apposito decreto: ma non si tratta per i parlamentari di un voto ordinario, come per le normali leggi ma di un diritto che “per essere esercitato non deve richiedere ulteriori requisiti, come il green pass”.

(Di Giovanni Innamorati/ANSA)