Cia, “dietro la sindrome dell’Avana non c’è Mosca”

WASHINGTON – Si sgonfia il caso della sindrome dell’Avana che, dai primi episodi verificatisi a Cuba nel 2016, più volte ha rischiato di diventare un nuovo terreno di sconto tra Washington e Mosca. La Cia infatti dopo mesi e mesi di indagini ha ammesso per la prima volta come il malore sofferto da centinaia di americani all’estero, per lo più personale diplomatico e membri delle loro famiglie, non è stato causato dall’azione di potenze straniere. Sul libro dei sospettati in prima posizione c’era proprio la Russia, con qualcuno che ha anche ipotizzato l’esistenza di una potente arma ad ultrasuoni utilizzata per causare disagio e malessere nelle persone colpite e in grado anche di provocare seri danni cerebrali.