Quirinale: asse bipartisan dei ‘governativi’ spinge il Mattarella bis

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Prof. Mario Draghi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Prof. Mario Draghi, 3 febbraio 2021. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

ROMA. – A quattro giorni dalla prima chiama, in una situazione politica decisamente complessa, tra le divisioni nei 5 stelle e la melina di Silvio Berlusconi nel centrodestra, si tiene in piedi un inedito asse bipartisan a cui non dispiacerebbe come sintesi finale la conferma dello status quo.

L’ala governativa di Forza Italia e della Lega, ma anche gran parte del Movimento Cinque Stelle e tanti nel Pd guardano con fortissima preoccupazione al rischio che la scelta del nuovo inquilino del Quirinale possa avere conseguenze gravi per la tenuta della legislatura. Per cui sarebbero favorevoli alla rielezione di Mattarella e alla conferma di Mario Draghi come premier che comunque rimane, nei ragionamenti dei partiti, una prima scelta importante per la scalata al Colle.

Si tratta in ogni caso di percorsi molto complessi. Da un lato per la ferma contrarietà dell’attuale inquilino del Colle ad accettare una possibile candidatura; sul versante dei filo-draghiani, resta il peso di un complicato sudoku per un governo stabile e forte che possa accompagnare la legislatura alla scadenza naturale del 2023. Il timore più grande di chi guarda allo status quo per non avere sorprese.

Sulla stabilità di governo si starebbe spendendo direttamente Mario Draghi che, come si racconta in ambienti parlamentari della maggioranza, ha avviato dei contatti riservati con le forze politiche per trovare un punto di equilibrio nella doppia partita Colle-Esecutivo. Un governo che, nel caso della salita al Quirinale dell’ex banchiere centrale, dovrebbe avere una connotazione più politica (con l’uscita di molti tecnici) e un premier in grado di tenere ben salda una squadra composita.

Intanto, nel centrodestra si vivono ore di affanno: dopo un durissimo braccio di ferro, Silvio Berlusconi avrebbe accettato di sciogliere la riserva sulla sua candidatura entro domenica, e non giovedì, poco prima della quarta chiama, quando il quorum scenderà a 505 voti. Alcuni leggono in questa decisione l’annuncio del fatidico ‘passo di lato’.

E Il fatto che il leader leghista Salvini veda Giuseppe Conte per oltre un’ora indica che almeno dalle parti del Movimento Cinque Stelle l’opzione del Cavaliere non sarebbe più in campo. Nella lista del “Capitano” ci sarebbero gli stessi nomi che circolano da tempo: Casellati, Pera, Moratti.

Detto questo non è interesse di Salvini escludere Berlusconi dalla fase decisionale. Nelle prossime ore il segretario leghista dovrebbe sentire il Cavaliere per smussare le incomprensioni e magari organizzare un vertice per sabato, magari a Milano. Del resto lo stesso, Silvio Berlusconi, dopo aver tenuto per settimane con il fiato sospeso tutta la coalizione, nel caso scegliesse il ‘passo di lato’, ovviamente non ci starebbe ad avere un ruolo di spettatore.

Recuperare il ruolo di kingmaker è il suo obiettivo principale. E chissà che proprio lui si possa unire al fronte dei sostenitori dello status quo. Sarebbero di questa opinione, anche i vertici dell’azienda di famiglia, che avrebbero promosso questa soluzione in un incontro ad Arcore.

L’eventuale conferma della coppia Draghi-Mattarella in versione Bis sarebbe una mezza sconfitta per tutti, forse un po’ di più per il centrodestra mai così vicino a eleggere un suo esponente al Colle. Ma anche in politica a volte valgono i vecchi adagi: il meglio è nemico del peggio, o se si preferisce, mal comune mezzo gaudio.

Tuttavia, c’è chi ricorda che Mattarella probabilmente accetterebbe una soluzione di questo tipo solo se fosse la riedizione del caso Napolitano bis, ovvero appoggiato da tutte le forze politiche. In questo caso, con ogni probabilità certamente Fratelli d’Italia, e probabilmente la Lega sarebbero contrari. Mattarella conterebbe su una sorta di maggioranza Ursula. Ma mancano ancora molti giorni e tanto ancora può cambiare.

(di Marcello Campo/ANSA)