Coronavirus Italia: cala Rt e intensive stabili. Altre quattro Regioni arancione

Persone passeggiano lungo Via della Conciliazione a Roma. Immagine d'archivio
Persone passeggiano lungo Via della Conciliazione a Roma. Immagine d'archivio. ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA. – Primi segnali di stabilizzazione della curva dell’epidemia di Covid-19 in Italia, con un rallentamento della crescita dei casi ed il valore dell’indice di trasmissibilità Rt in calo a 1,31. Un segnale positivo viene anche dal dato stabile di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, ma il carico nei reparti ordinari cresce.

Il monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute mostra una prima inversione di trend, ma l’allerta resta alta e 4 ulteriori Regioni passano in arancione da lunedì. Sono, come indicato dalla nuova ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Sicilia. Puglia e Sardegna diventano invece gialle.

L’Italia diventa dunque quasi interamente ‘colorata’, ma per nessuna Regione è al momento scattata la fascia rossa che indica il rischio più elevato. Che la corsa del virus stia diventando meno veloce lo evidenziano anche i dati giornalieri del bollettino del ministero della Salute, con 179.106 nuovi contagi segnalati nelle ultime 24 ore (ieri 188.797) e 373 vittime rispetto alle 385 di ieri. Su 1.117.553 tamponi effettuati, il tasso di positività è al 16%, in lieve calo, mentre sono 1.707 i pazienti in intensiva (9 in più di ieri) ed i ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 19.485 (-174).

Su base settimanale, il monitoraggio evidenzia come resti stabile il tasso nazionale di occupazione in intensiva: è al 17,3% rispetto al 17,5% della rilevazione al 13 gennaio, mentre il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 31,6%. Stabile anche l’incidenza, pari a 2011 ogni 100.000 abitanti rispetto a 1988 di 7 giorni fa, mentre l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,31, in calo.

Varie Regioni hanno però avuto problemi nell’invio dei dati e potrebbe esserci una sottostima. I parametri epidemici tendono dunque a normalizzarsi ma la più infettiva variante Omicron mantiene alto il numero dei casi e degli accessi soprattutto nei reparti ordinari.

L’impatto dei positivi asintomatici sui reparti, rileva un’indagine della Federazione internisti ospedalieri (Fadoi), è comunque “devastante” e si sono raggiunti i 20mila ricoverati ‘con’ o ‘per’ Covid, un numero non lontano dai 25mila dello tsunami della prima ondata. Inoltre, chi è ricoverato ‘per’ Covid non è vaccinato nel 60% dei casi ed il 79% dei casi è di media gravità. A dimostrazione che “se la virulenza di Omicron è inferiore rispetto alle precedenti varianti, la sua pericolosità è comunque tutt’altro che trascurabile”. E continuano a crescere i casi di Covid tra i sanitari: negli ultimi 30 giorni sono stati 47.607.

“Vediamo un inizio di stabilizzazione della curva ed una crescita epidemica in rallentamento”, ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, sottolineando che “dopo 12 settimane di crescita continua dell’epidemia si osservano questa settimana dei segnali di stabilizzazione dell’incidenza, della trasmissibilità dei casi e dell’occupazione dei posti letto in intensiva”.

Tuttavia, l’utilizzo dei servizi ospedalieri “resta importante ed è necessario – ha avvertito – non incrementare ulteriormente questo impegno”. Inoltre, se negli ultimi 7 giorni “vediamo che comincia una decrescita dei casi più marcata nella fascia 20-29 anni, i contagi rimangono in crescita nella fascia 0-9 anni”.

Data l’estrema diffusione e la grande contagiosità della variante Omicron, che è ormai largamente dominante nel Paese, ha inoltre rilevato il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, “è bene continuare ad avere comportamenti prudenti e soprattutto completare il ciclo vaccinale con dose di richiamo, anche per evitare la congestione delle strutture ospedaliere”.

Richiama alla cautela anche Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute: “Avremo una primavera buona e probabilmente un’estate ottima, ma poi il virus ritornerà a circolare perché noi il virus lo inseguiamo ma non l’anticipiamo”. Per questo, avverte, “serviranno anche scelte impopolari”.

(di Manuela Correra/ANSA)