Draghi: “Nuova fase guerra, tutti al tavolo per la pace”

La facciata di Palazzo Chigi, sede del governo, con i colori della bandiera ucraina.
La facciata di Palazzo Chigi, sede del governo, con i colori della bandiera ucraina. (Filippo Attili/Ufficio Stampa e della Comunicazione della Presidenza del Consiglio)

ROMA. – Dopo la missione negli States, Mario Draghi torna a Palazzo Chigi e si prepara all’informativa in Parlamento sulla guerra Mosca-Kiev e ad un dibattito in Aula che si preannuncia bollente. Giuseppe Conte ha già messo in chiaro la posizione del M5s – sulle barricate per le armi a Kiev – sostenendo che “di fronte ad uno scenario imprevisto” come quello del conflitto, il governo “non ha un mandato politico” per “andare avanti da sé” e che serve “un aggiornamento sullo stato della guerra”.

Il premier, nel corso del Cdm convocato appena atterrato a Roma, parla ai ministri del viaggio a Washington soffermandosi sulla necessità del dialogo perché la guerra ha assunto “una fisionomia nuova”. In questa nuova fase l’obiettivo, a suo avviso, è che tutti gli alleati – ma in particolare Usa e Russia – si siedano ad un tavolo in cui l’Ucraina sia l’attore principale, un contesto in cui Biden deve chiamare Putin.

L’informativa del premier alla Camera e al Senato, già in programma giovedì 19 maggio, dovrebbe riguardare principalmente l’andamento del conflitto e il ruolo dell’Italia per agevolare la pace, ma potrebbe toccare anche gli esiti del viaggio a Washington, la strategia energetica europea e l’ultima proposta avanzata dal premier negli Usa di un “piano Marshall” per la ricostruzione dell’Ucraina.

I partiti sono già in fibrillazione: il M5s resta sulle barricate per la questione delle armi a Kiev, Matteo Salvini si affretta a chiede un incontro al presidente del Consiglio dopo il faccia a faccia con Joe Biden, e da LeU il deputato Stefano Fassina esplicita una posizione condivisa in camera caritatis anche da altri colleghi di maggioranza, pentastellati in primis: “Un’informativa non basta. Sono necessarie le comunicazioni del premier affinché le Camere possano riesprimersi con un voto sull’invio delle armi”.

Peraltro il presidente della Camera, Roberto Fico, spiega: “Per ora si prevede una informativa, poi vedremo”. Salvo nuovi cambi di cornice per il discorso del premier, l’occasione ai parlamentari per votare potrebbe arrivare dalle sue possibili comunicazioni in vista del consiglio europeo straordinario di fine maggio. Un passaggio non obbligato (bensì legato alle richieste dei partiti), ma dato quasi per scontato a Montecitorio.

Dopo le critiche per il mancato passaggio di Draghi in Parlamento prima della missione a Washington, Giuseppe Conte chiarisce: “Dopo un terzo decreto” di invio di armi all’Ucraina “avremo già dato un contributo” sufficiente e “fatto la nostra parte. Ora – avverte – dobbiamo essere in prima linea su un altro fronte” e “spingere fortemente per un negoziato ed una soluzione politica”.

Dal Pd, il segretario Enrico Letta frena: “Ascolteremo Draghi in Parlamento e sulla base di questo decideremo i passaggi successivi. Io non mi sento di dire che sono cambiate le cose con uno scenario che è esattamente quello di due mesi fa: gli Ucraini continuano ad essere uccisi e massacrati”.

Draghi dagli Usa, se da un lato ha ribadito che il supporto all’Ucraina anche con l’invio di armi “ha ricevuto ampio sostegno dal nostro Parlamento”, dall’altro ha sottolineato che la prima cosa da fare in Europa è razionalizzare le spese militari prima di qualsiasi altro ragionamento di aumenti. Un concetto non nuovo per il presidente del Consiglio ma che è stato letto da alcuni come una mano tesa al fronte pacifista.

Non solo. Nel discorso al Cdm il premier ha insistito molto sul concetto di pace: ai fini dei negoziati i contatti devono essere riavviati, intensificati a tutti i livelli, con la capacità non di dimenticare, perché “impossibile”, ma di “guardare al futuro”. La ricetta è “trovare soluzioni pragmatiche alla crisi,come sbloccare i porti ucraini per scongiurare la crisi alimentare.

Tra i ministri il primo apprezzamento arriva da Roberto Speranza che plaude allo “sforzo” del capo del governo per la “ricerca della pace” e “riaprire un canale di dialogo tra Putin e Biden”. Al momento, però, non si intravede la fine della guerra e il Cdm proroga lo stato di emergenza per “continuare a garantire le attività di soccorso e assistenza alla popolazione” ucraina, “nell’ambito del meccanismo di protezione civile dell’Ue”.

(di Paola Lo Mele/ANSA)