“Sbloccare il grano ucraino, i russi lo stanno rubando”

Una nave russa si rifornisce di grano in Crimea.
Una nave russa si rifornisce di grano in Crimea. (ANSA)

BRUXELLES. – La guerra del grano spaventa sempre di più il mondo, che ora spinge per rompere il blocco dei porti ucraini imposto da Mosca. I prezzi salgono, le accuse incrociate fioccano (con l’addentellato di “desinformazia” russa per scaricare le proprie responsabilità) e pure le contromisure.

Il primo treno merci con un carico d’emergenza è arrivato in Lituania dall’Ucraina attraverso la Polonia. ´’E un segnale tangibile dei corridoi verdi messi in campo dall’Ue per trovare vie alternative al mare. E se Kiev lancia un drammatico appello – “non comprate il nostro grano rubato dai russi” -, anche la Cina prende posizione: “Serve spingere per una tregua tempestiva e fornire un corridoio verde a Russia e Ucraina sull’export del grano”.

La situazione, sostiene d’altra parte Bruxelles, “si sta aggravando” e milioni di persone, specie in Africa, Medio Oriente e Asia, rischiano la carestia. Nuove immagini satellitari mostrano due navi battenti bandiera russa nel porto di Sebastopoli, in Crimea, mentre vengono rifornite di grano. Un carico sospetto. La Commissione Europea ha assicurato di essere in possesso di “prove di furti e distruzioni” da parte delle truppe russe in Ucraina.

“La Russia sta accumulando le derrate alimentari come forma di ricatto, trattenendo le forniture per aumentare i prezzi globali o per commerciare in cambio di sostegno politico”, ha accusato la presidente dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen a Davos. Dopo l’energia il cibo, insomma. Ecco perché bisogna correre ai ripari. E l’apertura di Pechino ad essere parte della soluzione fa capire l’urgenza.

Un’altra ipotesi – non si sa però quanto davvero fattibile – è quella di “una coalizione dei volenterosi”, a trazione britannica, disposta ad inviare navi militari nel Mar Nero per scortare i mercantili. Gabrielius Landsbergis, il ministro degli Esteri lituano, ne avrebbe discusso con l’omologa britannica Liz Truss: la coalizione potrebbe includere alcuni Paesi Nato e altri che dipendono dalle forniture di grano ucraine. Londra però ha smentito di voler schierare la Royal Navy. Si vedrà.

L’idea – spiattellata sulle pagine del Times – è però piaciuta. “La priorità oggi dovrebbe essere un’iniziativa umanitaria e militare per portare via il grano dal porto di Odessa”, ha dichiarato ad esempio Enrico Letta. E pure il segretario generale della Nato ha dato la sua benedizione a più generici “sforzi” da parte di Paesi alleati e non per sbloccare l’impasse. “Finora – è stato il ragionamento del presidente estone Alar Karis a Davos – non tutti erano convinti che fosse una buona idea” per i timori che l’invio di navi della Marina potesse aumentare la tensione nel Mar Nero, ma oltre al Regno Unito “alcuni altri probabilmente si uniranno a noi, perché se il grano non esce dall’Ucraina si rischia una crisi umanitaria”.

Ad ogni modo, ha tagliato corto un portavoce della Commissione Ue, “non possiamo rivelare cosa possiamo e vogliamo fare per contrastare la situazione perché è in corso una guerra.

Ma ci sono discussioni su come intervenire una volta che le navi hanno lasciato i porti”. Ancora: “Bisogna sollevare la questione a livello globale e lo stiamo facendo: l’Egitto si è rifiutato di accettare il grano rubato dall’Ucraina”.

Si diceva la disinformazione. Una delle “narrazioni” più sostenute dai russi in questo momento è proprio la responsabilità dell’Occidente dell’aumento dei prezzi degli alimenti a causa delle sanzioni. Che però non c’entrano nulla.

Il sud del mondo è in allarme rosso. La Coldiretti ha notato come il prezzo del grano sia salito del 36% in tre mesi e che la crisi in atto rischia di “sconvolgere gli equilibri geopolitici” delle filiere alimentari.

Ma le ripercussioni possono essere molto estese. “Se non si liberano i porti ucraini e non si consente di fornire il grano ai popoli dell’Africa, avremo una massa migratoria che premerà su di noi come una bomba demografica innescata da chi ha lanciato una guerra permanente per sottomettere la nostra Europa”, ha messo le mani avanti il presidente del Copasir Adolfo Urso. La strategia è voluta: è la guerra ibrida di Putin.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA).