Sprint governo per nuovi aiuti, ma attesa risposta Ue

Folla nel centro storico della capitale, Roma
Folla nel centro storico della capitale, Roma 5 dicembre 2021.  ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Ancora tre o quattro settimane: il governo si dà l’orizzonte di un mese per valutare l’evoluzione della situazione economica e geopolitica, e lanciare un nuovo scudo-anti rincari a difesa di famiglie e imprese. La strategia di Draghi e Franco resta quella dei piccoli passi. Ma l’impennata del carrello della spesa, e la benzina che continua a salire nonostante il taglio delle accise in vigore, impone una nuova tranche di aiuti da mettere in campo in estate per continuare a calmierare i prezzi.

Ma le scelte, come continua a ripetere il premier in ogni occasione, si faranno in base alla necessità e anche in base alle risorse a disposizione. L’attesa della fine del mese è legata sia alla scadenza di alcuni aiuti – lo sconto sui carburanti arriva fino all’8 luglio -sia alle risposte che potrebbero arrivare dalla Ue.

L’Italia, insieme tra l’altro alla Francia, fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, ha spinto per il varo di un nuovo meccanismo, un recovery energia o di guerra, con cui fare fronte comune contro la crisi – energetica e alimentare – ma il percorso rimane in salita. La richiesta rimane sul tavolo anche se non c’è molto ottimismo sulla possibilità di essere “accontentati” come è accaduto invece sul price cap all’import di gas, che rimane comunque tutto ancora da definire.

Un mese fa a Strasburgo, davanti al Parlamento europeo, Draghi aveva lanciato anche la proposta di estendere almeno Sure (strumento di emergenza dedicato al lavoro) agli interventi contro il caro-energia, per consentire ai Paesi di finanziarsi a tassi di interesse più bassi. Se dal Consiglio europeo del 23 e 24 giugno non dovessero arrivare segnali positivi, un dl “aiuti bis” si farà comunque, con risorse nazionali. Cercando sempre di evitare indebitamento extra.

Qualche spiraglio per non ricorrere ad uno scostamento viene dalla performance del Pil, che non solo ha evitato il segno meno nel primo trimestre ma sta dando segnali incoraggianti sull’andamento del secondo. Certo, gli spazi che si aprirebbero sarebbero fondamentalmente già tutti ipotecati: il taglio delle accise, che in molti chiedono di rafforzare, costa un miliardo al mese, ne servirebbero almeno due per arrivare a settembre ed evitare salassi alla partenza per le vacanze.

Con ogni probabilità bisognerà poi replicare qualche intervento a protezione dei salari, dopo il bonus da 200 euro in arrivo con le prossime buste paga. Ancora una tantum, come indicato dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, anche perché eventuali misure strutturali – ad esempio sul taglio del cuneo, invocate dalle imprese – non potrebbero che essere discusse in autunno, con la legge di Bilancio. Possibile che si cerchi un nuovo confronto con le parti sociali, ma al momento a Palazzo Chigi non ci sono appuntamenti in agenda.

Nella settimana di pausa elettorale per il Parlamento il governo potrebbe intanto tornare a riunirsi per il varo di due decreti legge: uno Pnrr-Infrastrutture, con nuovi interventi sulle autorizzazioni e il passaggio alla commissione speciale anche dei lavori per il Giubileo a Roma, l’altro per una nuova tornata di semplificazioni fiscali.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)