In Italia raddoppiano i nidi delle tartarughe marine

Tartaruga inghiotte una busta di plastica.
Tartaruga inghiotte una busta di plastica. (Autore: Troy Mayne- Ringraziamenti: © Troy Mayne / Oceanic Imagery Copyright: © Troy Mayne / Oceanic Imagery Publications)

ROMA. – Sono 108 i nidi delle tartarughe ‘mamma’ che hanno scelto l’Italia per deporre le loro uova, dandone così alla luce 5mila: un raddoppio rispetto ai 46 dell’anno precedente. E’ l’ultimo dato positivo contenuto nel rapporto elaborato dal Wwf per il World Sea Turtle Day.

Un bilancio che però contiene anche pagine scure. Rimane alto anche il fenomeno delle tartarughe marine catturate dalle reti a strascico. Ne rimangono intrappolate 25.000 ogni anno in Italia. C’è poi il problema dei rifiuti di plastica. L’80% delle Caretta Caretta nel Mediterraneo ne ha ingerito almeno uno, scambiandolo per cibo. I nostri mari sono un habitat scelto da questi animali.

Il Mediterraneo ospita tre specie di tartaruga marina: la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e, sebbene più rara, la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea). Queste nidificano soprattutto sulle coste orientali del bacino, mentre la tartaruga comune Caretta caretta è l’unica che nidifica regolarmente lungo le coste italiane (soprattutto nelle regioni meridionali).

“Negli ultimi cinque anni (2016-2021) – spiega il Wwf nel report “Italia Penisola delle tartarughe” – è stato registrato un aumento nel numero dei nidi che, tuttavia, rappresentano solo alcune decine di unità dei circa 8 mila dell’intero Mediterraneo”. Gli ultimi dati sono del 2020 e segnano un raddoppio: gli operatori e volontari del WWF Italia sono intervenuti su 108 nidi da cui sono emersi più di 5.000 piccoli che hanno raggiunto il mare.

La maggior parte dei nidi sono stati identificati in Sicilia, ben 81, seguita dalla Calabria con 26 e dalla Basilicata con 1 nido. Il risultato è da considerarsi particolarmente significativo se si pensa che nel 2019 i nidi ritrovati erano stati 46 mentre erano solo 26 nel 2018. Il Mediterraneo è zona chiave per le tartarughe e hotspot di biodiversità, ma – segnala il wwf – anche di minacce che arrivano dalle attività umane.

È il mare che si sta scaldando più velocemente ed è “invaso” dai rifiuti: ogni anno, 570 mila tonnellate di plastica finiscono in mare. Questi due fattori, insieme alle attività da pesca intensiva e all’impatto con i natanti, agiscono su tutte le fasi del ciclo vitale delle specie di tartarughe marine, che nella lista Rossa della IUCN, compaiono come a rischio di estinzione (tranne la tartaruga a dorso piatto, Natator depressus, ancora classificata come Carente di Dati).

I dati sono drammatici: nel Mediterraneo oltre 150.000 tartarughe ogni anno vengono catturate accidentalmente da ami da pesca, lenze e reti e oltre 40.000 muoiono. Solo in Italia, ogni anno 25.000 tartarughe marine vengono catturate da reti a strascico. Wwf ha avviato una serie di azioni: dall’attività di monitoraggio alla tutela dei nidi, al recupero e riabilitazione di tartarughe.

(di Corrado Chiominto/ANSA)