Xi contro la Nato: “La sua espansione è pericolosa”

Un incontro tra il presidente di Russia Vladimir Putin (S) e il presidente di Cina Xi Jinping (D). Archivio. ANSA/EPA/ALEXEI DRUZHININ /

PECHINO.  – L’espansione delle alleanze militari porterà a molteplici rischi e “inevitabilmente ad un dilemma sulla sicurezza”: il risultato, ha ammonito il presidente cinese Xi Jinping, sarà solo un aumento dell’instabilità globale a causa della “ricerca della propia sicurezza a spese di altri Paesi”.

Definendo “la crisi in Ucraina un campanello d’allarme”, Xi è tornato in soccorso dell’amico “senza confini” Vladimir Putin usando temi condivisi con il presidente russo. Ha affondato il colpo contro la Nato, alle prese con l’ampliamento a Svezia e Finlandia e con legami più stretti con Giappone e Corea del Sud, e contro gli sforzi degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico (dall’Aukus al Quad fino alla vendita di armi a Taiwan) per la messa a punto di meccanismi di contenimento della Cina. E ha ricordato che la storia “ci dice che solo quando tutti mantengono la pace e solo quando tutti ricordano le dolorose lezioni della guerra può esserci la speranza di pace”. Invece, le spinte “dell’egemonismo” e la “politica dei blocchi contrapposti” provocheranno solo “guerre e conflitti”.

Il Business Forum dei Paesi Brics, tenuto alla vigilia del summit virtuale dei leader della sigla che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, è stata l’occasione scelta da Xi, che ha la presidenza di turno del gruppo, per gettare le basi di una piattaforma che vuole coagulare intorno a sé le economie emergenti e i Paesi principali in via di sviluppo in contrapposizione al blocco occidentale a guida Usa, in nome di una cooperazione su scambi commerciali ed economia.

Da tempo, ha notato Xi, la globalizzazione incontra “venti contrari. Alcuni Paesi vogliono il disaccoppiamento, rompere la supply chain e costruire un ‘piccolo cortile con alte mura’.

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Tornare indietro nella storia e cercare di bloccare la strada di altri alla fine blocca se stessi". Mentre Putin, nel suo intervento, si è spinto a dire che i Brics lavorano alla creazione di una valuta per gli scambi internazionali alternativa al dollaro, basata sul paniere che includa quelle dei Paesi interessati.

Xi è poi tornato alla carica sostenendo il Cremlino contro le sanzioni unilaterali "arbitrarie" di Usa e alleati e le relative ricadute sui Paesi in via di sviluppo, avvertendo i "principali Paesi sviluppati" sulla necessità di adottare politiche economiche "responsabili".

I fatti, ha osservato, "hanno dimostrato più volte che le sanzioni sono un boomerang e una spada a doppio taglio". Coloro che "politicizzano, strumentalizzano e armano l'economia mondiale sfruttano il predominio del sistema finanziario e monetario internazionale per imporre sanzioni arbitrarie che alla fine danneggiano gli altri e il mondo intero".

Cina, India (che fa parte del Quad con Usa, Giappone e Australia) e Sudafrica si sono astenuti sulla risoluzione dell'Onu di condanna dell'invasione russa dell'Ucraina, mentre Pechino e New Delhi hanno forti legami militari con Mosca, nonché grandi appetiti su petrolio e materie prime a sconto. Anche il Sudafrica, tra i pochi Paesi africani ad esercitare un'influenza diplomatica oltre il suo continente, ha rifiutato di condannare la Russia per tutelare i legami economici.

Il club dei Brics, che ha rifiutano di aderire alle sanzioni occidentali contro Mosca, rappresenta oltre il 40% della popolazione mondiale e quasi un quarto del prodotto interno lordo mondiale. É una base naturale per i piani di Pechino, malgrado le aspre tensioni territoriali con l'India. Venerdì è in programma una riunione dei leader dei Brics allargata ad altri Paesi, potenziali nuovi soci, secondo quanto è stato riferito la scorsa settimana da Pechino.

(di Antonio Fatiguso/ANSA).