L’Italia lavora a quarto decreto invio armi all’Ucraina

Roma, 19/05/2022 - Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, rende un'informativa alla Camera dei Deputati sui recenti sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina
Roma, 19/05/2022 - Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, rende un'informativa alla Camera dei Deputati sui recenti sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina. Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio)

ROMA. – “Ci serve artiglieria moderna”. La richiesta è stata ribadita oggi dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky al vertice Nato che si concluderà domani. E proprio dal summit spagnolo arriveranno le ultime indicazioni per il nuovo invio di armi – il quarto – che presumibilmente la prossima settimana sarà contenuto nell’apposito decreto interministeriale, dopo l’illustrazione al Copasir del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Possibile che ci siano armamenti a più lunga gittata rispetto alle precedenti spedizioni.

Non solo armi, l’Italia è pronta a rafforzare anche il suo impegno ‘boots on the ground’ nel fianco Est dell’Alleanza Atlantica: “le forze in Bulgaria ed in Ungheria sono di 2.000 militari, ce ne sono 8.000 di stanza in Italia pronti se necessario”, ha detto il premier Mario Draghi. E’ una guerra ‘antica’ quella che si sta combattendo in Ucraina, con eserciti contrapposti che cercano di guadagnare terreno a colpi di artiglieria pesante. In questo campo l’Italia non naviga nell’oro, dal momento che gli investimenti della Difesa negli ultimi decenni hanno favorito gli assetti a tecnologia più avanzata.

Secondo quanto trapelato – l’elenco degli equipaggiamenti forniti dall’Italia è top secret, contrariamente a quanto deciso dalla Germania che lo ha reso pubblico – nei precedenti invii sono stati forniti a Kiev vecchi carri armati come gli M109 (gittata da 14 km), fuori linea da tempo e rimodernati per l’occasione. Nonchè gli appena più moderni obici semoventi FH70 (la gittata sale a 25-30 km).

Queste due tipologie di mezzi potrebbero essere contenute anche nel nuovo decreto, dove però difficilmente potranno trovare posto i semoventi di artiglieria Pzh 2000, che sono stati forniti invece dalla Germania. Si tratta di un cingolato moderno in grado di colpire fino a 40 km di distanza. Quelli in dotazione all’esercito italiano non sembrano sufficienti ad assicurarne la cessione di esemplari all’Ucraina senza sguarnire le proprie necessità.

Proprio tre Pzh sono stati fermati dalla Polizia stradale in autostrada nel Salernitano perché le carte dei rimorchi non erano in regola. Non erano però diretti in Ucraina, ha precisato lo Stato Maggiore della Difesa, ma in Germania per un’esercitazione. Sempre nel campo dell’artiglieria pesante l’Italia dispone dei lanciarazzi multipli Mlrs molto richiesti da Kiev, che ha ricevuto sistemi analoghi come gli Himars dagli Stati Uniti e gli M270 dalla Gran Bretagna. In questo caso la gittata sale a 80 km ed il Governo dovrà valutare se il salto di qualità rappresentato da questi armamenti possa essere ‘digerito’ dai Cinquestelle.

Ancora più complicato, per lo stesso motivo, ma anche per la scarsa disponibilità (cinque le batterie in dotazione), potrebbe essere la cessione del sistema missilistico a media portata Samp-T. Non mancheranno veicoli trasporto truppe come i vecchi M130 ed i blindati Lince, oltre mitragliatrici e munizioni. La ricognizione dello Stato Maggiore della Difesa deve però fare i conti con la disponibilità degli arsenali.

Secondo il think tank Centro studi esercito (Cse), molti dei sistemi d’arma in dotazione alle forze terrestri sono obsoleti o vulnerabili a causa di una cronica mancanza di fondi per la manutenzione dei mezzi (si finanzia solo il 6% del necessario) ed il loro ammodernamento (l’età media è di ben 43 anni).

Armi a parte, parallelamente all’aumento dell’impegno Nato in Europa per contrastare l’offensiva russa, Roma assicurerà rinforzi ad Est, dove sono già presenti circa duemila militari e l’Italia si appresta ad assumere il comando della missione Nato in Bulgaria. Ed altri 8mila sono pronti a partire, ha annunciato il premier Draghi. Sarebbero così diecimila gli uomini e le donne in divisa vicini al fronte caldo ucraino.

(di Massimo Nesticò/ANSA)